L’amore ai tempi di Twitter: anche Bridget Jones si adatta

Gli anni passano per tutti, si sa. E nel marketing come nella vita, sopravvive solo chi si adatta meglio al cambiamento. Lo sa bene Helen Fielding che per esigenze di copione e forse anche di botteghino, ha dovuto spogliare la sua Bridget Jones dei mutandoni color carne e delle vesti (taglia morbida s’intende) della single confusa e divisa tra due uomini, icone rispettive di sicurezza e di avventura, per rivestirla di modernità 2013.

A pochi giorni dall’arrivo del libro nei negozi inglesi infatti, cominciano a girare le prime indiscrezioni, oltre quelle rilasciate dalla stessa autrice: dimenticate la romantica per eccellenza, l’eterna indecisa incapace di prendere in mano la propria vita, perché anche e perfino la Jones si rinnova. O meglio, è la vita a stravolgerle l’esistenza. La ritroviamo cinquantunenne, vedova, e con due figli avuti da Mark Darcy ( interpretato al cinema da Colin Firth). Altro che pasticciaccio, se fosse stata divorziata avrebbe sicuramente avuto diritto al cospicuo assegno di mantenimento mensile del marito avvocato. E invece no, vedova, e con Daniel Cleaver tra i piedi (Hugh Grant nelle precedenti pellicole della saga), come improvvisato babysitter malvagio della sua prole.

È sempre Bridget però, e malgrado l’età matura e la vedovanza, non raffiguratevela abbigliata di nero e in lutto. Anzi, sulle orme di molte celebrity statunitensi, passa il suo tempo libero su Twitter dove seduce un aitante trentenne che diverrà il suo toy boy, alla stregua di Demi Moore e Madonna. Insomma, a confronto Carrie Bradshaw sembrerebbe quasi una miserabile. Dopo mezzo secolo di esperienza non si dispera più per le sciocchezze, ma continua ad avere problemi di peso, di fumo, di alcool e in aggiunta, anche di rughe. Qualcuno potrebbe chiedersi: al giorno d’oggi la buffa Bridget Jones potrebbe rispecchiare la realtà di una donna qualsiasi, come già faceva negli anni ’90?

In un certo senso sì. La maturazione del personaggio e il suo nuovo stile di vita, potrebbe ora far riconoscere molte fans in quella che vent’anni fa era una figura molto stereotipata (ma spesso veritiera) della donna che rimugina su se stessa tutta l’ansia e la frustrazione, per non sentirsi all’altezza delle aspettative degli altri e della società, e che cerca di amarsi attraverso “l’Amore” di qualcun’altro. Il risultato di tutti i suoi comportamenti dopo 20 anni è che le insicurezze e la non accettazione di sè permangono, ma vengono ad affiancarsi al ruolo di mamma con due bambini da crescere, e quindi alla consapevolezza di non aver risolto il problema, ma di averlo solo posticipato.

Quindi sempre single sì, ma per scelta, altrui. Ma a quanto sembrerebbe, la ricerca del nuovo vero amore sarà l’unica cosa che accomunerà la terza pellicola alle precedenti. Bridget Jones potrebbe perfino avere il volto di un’altra. Anche se, oggettivamente, Renee Zellweger riuscirebbe a rendere al meglio, anche e soprattutto con il suo nuovo aspetto, la situazione di una donna “sola” del mondo contemporaneo.

L'amore ai tempi di Twitter: anche Bridget Jones si adatta

Visibilmente dimagrita, anzi, eccessivamente dimagrita e con la necessità di mantenersi fisiologicamente ibernata, anche trovandosi a temperatura ambiente, perché le “vecchie” appesantite e rugose non fanno vendere. Con qualche protesi di silicone posizionata strategicamente a riempire zone spoglie di materia, e più fili tesi di quelli necessari per muovere un burattino per una palpebra ben alzata, la nuova Bridget Jones potrebbe incarnare credibilmente per il pubblico, i panni di una over 50 che intrattiene relazioni sentimentali con un compagno trentenne. Altrimenti la storia continuerebbe ad avere quella patina filmica non corrispondete alla realtà quotidiana delle vere donne. D’altronde non si può certo rimproverare la sceneggiatura di incoerenza. Se Bridget a 30 anni, oversize e senza il minimo senso del decoro e dell’eleganza, aveva ai suoi piedi due uomini come Colin Firth e Hugh Grant che facevano a botte per lei, resta possibilistica l’ipotesi che da cinquantunenenne sia ancora sul mercato, pronta ad accalappiare giovanotti che potrebbero passare per suoi figli.

Bene quindi per Twitter, che resta effettivamente come altri siti web, una valvola di sfogo e un locale virtuale dove conoscere nuove persone e intavolare nuove relazioni. Basti guardare al boom di successo dei siti di incontri e appuntamenti in via telematica. E bene per lo status di vedova, che farà piombare Bridget in quella che è la realtà di molte donne non più giovanissime ma ancora alla ricerca di una relazione sentimentale, vedove ma anche divorziate e/o separate. Ma il rischio di incappare in una visione edulcorata e alterata della realtà resta comunque alto. Anche se nei film niente è mai impossibile. Del resto la Jones lo sapeva già da anni che avrebbe dovuto darsi una mossa: “All’improvviso ho realizzato che se non cambiava qualcosa in fretta avrei vissuto una vita in cui il rapporto più importante sarebbe stato quello con una bottiglia di vino, e alla fine sarei morta grassa e sola, e mi avrebbero ritrovata dopo tre settimane divorata dai cani alsaziani. O sarei diventata come Glenn Close in Attrazione fatale“. Anche se qui per avere una vita del genere, sembra necessario possedere ben altro di fatale, un infallibile fattore C.

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