Lavoro, dopo il Job Act di Renzi arriva il piano di Alfano

Dopo quello elaborato dal Pd, è in dirittura d’arrivo anche il piano per il lavoro del Ncd. Alfano, che nei giorni scorsi aveva espresso un giudizio negativo sul Job Act di Renzi, è deciso a presentare a Letta una nuova proposta per rilanciare l’occupazione. “Il nostro testo è pronto e la prossima settimana lo offriremo al premier al quale ribadiremo che il sostegno al governo è legato alla stipula di un contratto che possa fare il bene dell’Italia” dice il ministro dell’Interno nella conferenza stampa conclusiva del seminario del Ncd a Savelletri, in provincia di Brindisi.

Il piano, secondo l’ex ministro del Lavoro Sacconi, è altra cosa rispetto a quello del segretario democratico: “Ci sono due visioni diverse. Da parte sua mi sembra che ci sia un’idea tradizionale della sinistra fatta di molti vincoli per il lavoro, di molte rigidità che non fanno lavoro e dall’altra parte un’idea, un’ideologia della partecipazione ai consigli di amministrazione, mentre noi vogliamo soprattutto la partecipazione agli utili, ai risultati, alla produttività maggiore. Insomma noi vogliamo fare salario e profitti insieme“.

Sono dieci i punti principali del Job Act alfaniano. “Il primo punto si può sintetizzare così: liberare il lavoro per liberare i lavori. È il discorso sulle regole. Semplificare, liberare apprendistato e anche lavoro a tempo indeterminato“, spiega Sacconi. Il secondo punto tocca la questione delle tasse sul lavoro: “Va detassato il lavoro produttivo per aumentare i salari“. Il lavoratore, in sostanza, “con la partecipazione al bene dell’impresa attraverso il salario di produttività” potrà “guadagnare di più quando l’impresa va bene“.

Il piano prevede poi di premiare economicamente il datore di lavoro che assume e una “generalizzazione dell’assicurazione obbligatoria“, con “investimenti sulle conoscenze“. Il quinto punto riguarda invece la semplificazione delle regole dei rapporti di lavoro attraverso il ripristino “delle modalità di assunzione introdotte dalla legge Biagi” e la cancellazione “delle relative correzioni della legge Fornero“.

Di vitale importanza la valorizzazione e il potenziamento dell’apprendistato. Secondo Sacconi occorre semplificare i progetti formativi e dare la certificazione delle competenze acquisite anche ai consulenti del lavoro e alle associazioni di categoria, “senza vincoli di omogeneità con il repertorio nazionale delle professioni e con gli standard dei contratti collettivi“.

Per quanto riguarda l’articolo 18, il piano prevede la sua abrogazione: “Deve operare solo nei casi di licenziamento discriminatorio, là dove per le ulteriori ipotesi di licenziamento illegittimo è tempo che il nostro Paese si posizioni su quanto avviene in tutti gli altri ordinamenti giuridici che prevedono congrue forme di indennizzo del lavoratore“.

La volontà è quella di “promuovere l’utilizzo del contratto a tempo indeterminato” e “semplificare il contratto a termine, la cui utilità permane in relazione non solo alle esigenze della stagionalità e della sostituzione di assenze temporanee ma anche a quelle più generali connesse all’incertezza che condiziona il futuro dell imprese“.

Gli ultimi due punti, infine, mirano a coinvolgere di più i lavoratori nella vita dell’impresa, “con particolare riferimento alla partecipazione all’azionariato e agli utili“, e a “favorire la contrattazione di prossimità“, che dovrà riguardare l’ambito aziendale, interaziendale, territoriale e anche individuale.

Il Partito democratico deve avere coraggio. Chiediamo al Pd di non proporci idee e regole da Novecento, perché la prima eco della proposta Jobs Act ci sembra molto somigliante a proposte del passato” chiude Alfano.
Insomma, al momento tutti sembrano essere pronti a rifilare agli italiani la propria ricetta per la ripresa e per una rivoluzione nel mondo del lavoro -tema scottante per il Paese- con una certa attenzione alle elezioni, che potrebbero essere più vicine del previsto. Peccato che a queste elezioni ancora non si sappia con quale Legge elettorale si andrà a votare.

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