Le ammissioni di Sartor: l’organizzazione voleva comprare una squadra

    Luigi Sartor, ex difensore dell’Inter, ha dichiarato alla Procura di Cremona che gli “zingari” volevano acquistare una squadra di calcio. Sartor parla di 6/7 milioni di euro che gli uomini di Singapore erano pronti a sborsare per l’acquisto di una società. Il quadro che emerge da queste ultime dichiarazioni è più chiaro: a Singapore c’erano tanti soldi da investire, gli intermediari slavi erano bravi a fare il loro dovere e i contatti con giocatori importanti di serie A e B rendevano tutte le cose molto più facili. L’organizzazione si è potuta così permettere di condizionare partite di squadre importanti, come Lazio, Lecce, Genoa e Bari.

    Luigi Sartor ha ammesso di conoscere gli uomini di Singapore, di averli portati in Italia e di averli fatti conoscere a Beppe Signori. «Beppe Signori – dice Sartor – è mio amico e un tempo ci sentivamo abbastanza spesso. Dopo essere stato in Cina, l’ho informato di questi miei progetti e gli ho anche chiesto se potevo utilizzare il suo nome a fini pubblicitari e di immagine in alcune delle iniziative che all’epoca mi riproponevo. In particolare avevamo prospettato che, una volta che quelli di Singapore avessero acquistato questa squadra di calcio, ci sarebbe stata la possibilità per lui, per me e per Burini di entrare nella società con un ruolo. Io avrei potuto fare il dirigente, Signori l’allenatore (al momento stava facendo il patentino) e anche Burini avrebbe potuto senz’altro trovare un suo ruolo».

    Sartor poi continua: «Beppe non ha partecipato alla creazione della società (la Clever Overseas Sa, ndr), ma ha aperto un suo conto sulla banca Euromobiliare di Lugano così come avevamo fatto io e gli altri, soltanto al fine di creare la possibilità di ricevere pagamenti di qualunque genere, comunque connessi con le iniziative estere che ci apprestavamo ad intraprendere». Per l’accusa, il conto alla Euromobiliare era utilizzato per gestire il denaro per corrompere  i giocatori.

    Sartor poi parla del suo ritorno a Singapore, quando i singaporiani  «aggiunsero che scommettendo, a loro dire in maniera lecita, erano in grado di conseguire delle vincite molto più rilevanti di quelle che, con analogo investimento, sarebbe stato possibile realizzare in Europa. Quando tornai in Italia parlai della cosa a Signori al quale riferii l’intero contenuto della mia trasferta» ma Signori «mi disse che gli sembrava strano che ci potesse essere questa maggiore convenienza a scommettere sui siti asiatici». Sartor ha poi dichiarato di non conoscere il contenuto della conversazione fra gli asiatici e Beppe Signori, quando si sono incontrati in Italia.

    Sartor ha infine concluso sostenendo di non aver più parlato a Signori delle scommesse, per cui ha dichiarato di non sapere nulla sui successivi sviluppi e sui presunti illeciti.

    Ricerca personalizzata