Le ragazze rapite a Cleveland ringraziano la comunità in un video su YouTube

Il 6 maggio è un giorno che Amanda Berry, Gina DeJesus e Michelle Knight difficilmente dimenticheranno. Quel giorno hanno rivisto la luce e riassaporato la libertà dopo essere state rinchiuse per dieci anni in una casa prigione a Cleveland, Ohio, e aver subito le più atroci sevizie dal loro aguzzino: Ariel Castro, in carcere accusato di 329 reati tra cui rapimento, torture e stupro.

Dopo due mesi, le tre donne hanno rotto il silenzio in cui si erano rifugiate all’indomani della liberazione per ringraziare tutte le persone per il sostegno emotivo e finanziario ricevuto mentre cercano tutt’ora di ricostruirsi una nuova vita. Nel video di circa tre minuti e mezzo, girato il 2 luglio e apparso solo ieri su YouTube, Michelle, Gina e Amanda appaiono sorridenti, tranquille e ottimiste sul loro futuro. Per loro il peggio è ormai alle spalle. Certo, dimenticare non sarà facile.

E’ Amanda Berry la prima a parlare: «Voglio che tutti sappiano quanto sono felice di essere a casa con la mia famiglia e i miei amici». La prima a parlare è Amanda Berry, con cui Castro ha avuto una bambina che ora ha 6 anni. Ed è proprio per proteggere sua figlia che Amanda quel giorno ha trovato il coraggio di rompere una porta e chiedere aiuto ai vicini mentre il loro carceriere non era in casa. «Ringrazio quanti hanno aiutato me e la mia famiglia durante questo calvario. Sono state una benedizione tutte queste manifestazioni di affetto. Mi sento più forte ogni giorno e avere la mia privacy mi ha aiutato tantissimo», continua Amanda. Più intimidita Gina DeJesus che si limita a ringraziare tutti coloro che hanno donato fondi alla Cleveland Courage Foundation;  «Sono andata fino all’inferno e tornata indietro, ma sono stata forte abbastanza per attraversarlo con un sorriso sulla mia faccia, a testa alta e coi piedi ben saldi per terra», spiega Michelle Knight leggendo un testo davanti alla telecamera. Michelle è stata la prima ad essere rapita da Castro e anche quella ad aver subito forse i traumi maggiori, lasciata per giorni senza cibo e acqua e picchiata ripetutamente per farla abortire. «Non lascerò – continua la ragazza – che questa situazione definisca chi sono. Sarò io a definire la situazione. Non voglio essere consumata dall’odio».

Ariel Castro, che si è dichiarato non colpevole per i 329 capi d’accusa ascrittigli dal Gran Giurì, tornerà davanti alla corte il prossimo 24 luglio e nei primi giorni di agosto potrebbe già essere avviata la selezione della giuria. Intanto la settimana scorsa un giudice ha respinto la richiesta dell’uomo di vedere la figlia avuta da Amanda Berry.

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