Legge Bossi-Fini: caos per emendamento dei 5Stelle al Senato

Dopo il tragico naufragio di Lampedusa, con un bilancio di trecentoundici vittime e tra i sessanta e gli ottanta dispersi, si è riaperto il dibattito sulle regole per l’accoglienza dei profughi e la normativa che ne regoli la permanenza in Italia. In particolare, quello che ha attirato l’attenzione di tutti, dai politici ai personaggi del mondo dello spettacolo e della cultura e la legge Bossi- Fini.

Varata nel 2002, prevede il respingimento dei migranti in acqua extraterritoriali per diminuire le possibilità di queste “carrette del mare” di attraccare nei porti italiani e favorire l’identificazione e la cura nonché la valutazione sulla possibilità di chiedere asilo politico direttamente sulle vedette delle forze dell’ordine, nonché l’accusa di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina per chi soccorre e aiuta a terra e non in mare i profughi. Per il reato di favoreggiamento si rischiano fino a tre anni di carcere e una multa fino a quindicimila euro.

Inoltre è previsto il rilascio del permesso di soggiorno solo se si dimostra di avere un lavoro ed essere quindi in grado di sostenersi economicamente. Per chi viene trovato senza documenti validi relativi alla situazione lavorativa o senza che vi sia la possibilità di verificare l’effettivo possesso dei requisiti per chiedere asilo politico, è prevista l’espulsione con accompagnamento diretto delle forze dell’ordine alla frontiera. Per chi è sprovvisto di documenti d’identità validi invece, la normativa ha previsto la permanenza degli esuli nei centri di permanenza temporanea ( o centri di identificazione ed espulsione) per poterli identificare e poi procedere al rimpatrio. Il limite massimo di tempo di permanenza in questi centri è stato fissato in sessanta giorni.
La durata del permesso di soggiorno per gli immigrati disoccupati scende a sei mesi, rispetto ai dodici previsti precedentemente.

Viene anche introdotto l’obbligo di rilevamento e registrazione delle impronte digitali degli immigrati al momento del rilascio o del rinnovo del permesso di soggiorno.

I migranti che non rispettano l’ordine di espatrio e vengono trovati sul suolo italiano, rischiano pene da uno a cinque anni di carcere.
Ieri il Movimento 5 stelle ha presentato al Senato un emendamento, approvato, che prevede la cancellazione della pena carceraria ma lascia intatto il resto del testo della legge Bossi- Fini. Suscitando l’ira funesta della ditta Grillo&Casaleggio e allarme nel centrodestra. Il provvedimento è stato infatti erroneamente diffuso sulla stampa con titoli trionfalisti come “abolizione del reato di clandestinità”, anche se, come già specificato, è stata eliminata solo la pena nelle carceri.

Stefano Rodotà ha lanciato un appello su Repubblica per chiedere l’eliminazione della legge a cui hanno aderito oltre settantacinquemila persone, tra cui numerosi esponenti del mondo della cultura e dello spettacolo oltre che della politica. Don Ciotti, Fabrizio Gifuni, Sonia Bergamasco, Luciana Littizzetto, Matteo Renzi, la sindaca di Lampedusa Giusi Nicolini hanno aderito all’appello.

Il flusso migratorio, come fatto anche ripetutamente notare dalla Presidente della Camera Laura Boldrini, non cesserà fin quando queste persone vivranno in Paesi in cui infuriano fame e guerre. E non ci saranno mai misure repressive in grado di fermare chi cerca di mettere in salvo la propria vita e quella dei proprio figli.
Quello che bisognerebbe fare è, innanzi tutto, cominciare a chiamare queste persone “profughi” o “migranti” e non clandestini, perché le parole sono importanti e quando si nominano male le cose si introduce una sofferenza supplementare nel mondo come sosteneva Albert Camus.
In secondo luogo, creare delle vie legali per l’ingresso in Italia con corridoi umanitari per offrire a queste persone la possibilità di spostarsi senza rischiare di morire e senza subire ogni tipo di violenza.
Terzo, accogliere degnamente queste persone perché, se è grave come effettivamente lo è, la condizione inumana in cui vivono i carcerati, i profughi nei CPT non se la passano meglio.

Quarto, ma assolutamente prioritario, educare tutti al rispetto e all’accoglienza pretendendo più dallo Stato ma abituando tutti ad uno sforzo critico al fine di evitare quella guerra tra poveri che si è già scatenata e che vede da una parte italiani arrabbiati che sostengono, spesso solo sulla spinta della paura alimentata da una certa politica, che gli immigrati tolgono il lavoro, rubano, abbiano sussidi e agevolazioni che a noi italiani lo Stato non fornisce, dall’altro persone che scappano da situazioni difficili e cercando protezione. Mantenere un immigrato in un CPT costa allo Stato quaranta euro al giorno, di cui però trentadue per gli operatori italiani che vi lavorano e otto per l’immigrato. Tra l’altro, fuori da ogni retorica, gli immigrati fanno quei lavori che gli italiani (anche a ragione) non vogliono fare. Chi tra di noi sarebbe disposto ad andare a raccogliere i pomodori nelle campagne di Foggia per cinque euro al giorno vivendo in condizioni disumane senza nemmeno servizi igienici?

La maggior parte delle persone che sbarca a Lampedusa non viene per restare in Italia, ma è qui di passaggio solo perché Lampedusa è la prima terraferma che si incontra.
Abbiamo stabilito che tutti gli esseri umani, quando nascono, indipendentemente dal luogo, hanno diritti inviolabili come quello alla salute, all’istruzione, alla sicurezza. Perché non dovrebbe valere per queste persone? Non esiste separazione tra i “nostri” diritti e i “loro”, esistono solo diritti che devono essere riconosciuti e rispettati per tutti.

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