L’Irlanda balla e il Portogallo trema

    Non bastano gli aiuti a scongiurare la crisi dei mercati celtici.

    Ieri, i titoli bancari del Paese sono stati colpiti da un’ondata di vendite, mentre la sera il governo annunciava la parziale nazionalizzazione di Bank of Ireland. E il quadro diventa sempre più fosco, con un bilancio di lacrime e sangue, richiesto dalla UE, che non ha i numeri per essere votato dal Parlamento, dopo che due deputati hanno abbandonato la maggioranza di governo, sottraendosi al nodo del voto del bilancio per il 2011, insieme ai verdi che salutano, senza tanti complimenti gli ex compagni di (s)ventura.

    A gennaio, infatti, sono previste nuove elezioni politiche, e il clima elettorale, già in atto nel Paese, non consente convergenze auspicabili, sul fronte della messa in sicurezza dei conti pubblici.

    Per concludere, S&P ha tagliato il rating irlandese, da AA- a A.

    Intanto, l’ondata speculativa inizia a colpire il Portogallo, alle prese con una crisi economica che non allenta la sua presa; e nel paese lusitano, si annuncia lo sciopero generale. 

    Si prefigura uno scenario quasi apocalittico sui Paesi dell’Unione, nei prossimi mesi.

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