Lite fra Monti e Casini. Mauro guida i neo-popolari

Non ha peli sulla lingua Mario Monti, dopo le critiche mosse contro la legge di Stabilità varata dal governo e la fronda di undici senatori scatenatigli contro dal ministro Mario Mauro, ora il professore si sente tradito. Parla di Scelta civica come di “un partito che loro mi hanno chiesto di formare per portarli o riportarli in Parlamento”. Parole che hanno suscitato l’immediata reazione del leader dell’Udc Pierferdinando Casini, per il quale “le accuse di Monti sono semplicemente ridicole”.

Secondo il leader Udc, fra i promotori prima del cosiddetto “terzo polo” con Gianfranco Fini e Francesco Rutelli e poi della lista civica filomontiana, “Monti sa cosa significa governare questo Paese quando c’è una maggioranza litigiosa. Questa politica del doppio binario, questo atteggiamento rissoso, anche da parte di Monti, sull’azione dell’esecutivo, questi continui distinguo, non sono accettabili”. E riguardo alle dimissioni Casini si defila: “non gli chiederò di ritirarle perché questo non mi riguarda”.

Ma Monti non sembra in alcun modo disposto a tornare sulle sue decisioni, per il senatore le dimissioni dal partito, fondato sul primato della società civile e di cui doveva essere l’ispiratore, sono irrevocabili: “Scelta civica non è nata per questi vecchi giochi politici, non li posso permettere”. Le dimissioni, a detta dell’ex premier, vorrebbero “sollecitare la coscienza e l’attenzione delle grandi forze vitali, liberali e popolari, ma serie, che ci sono in Scelta civica contro questo piccolo progetto di vecchio sapore di polvere”. Insomma, come dire: per non morire democristiani.

Il professore della Bocconi, dopo la replica di Casini alle sue dichiarazioni, non risparmia neanche una certa ironia controreplicando: “il rigore intellettuale e l’autorità morale del presidente Casini sono tali che non mi permetto certo di commentare le sue importanti parole”.

Ma a cosa puntano i frondisti? Guidati dal ministro della Difesa Mario Mauro, ex vice presidente del Parlamento europeo in quota Pdl da sempre vicino a Comunione e liberazione, potrebbero ritrovarsi con quella parte del Popolo della libertà – da Roberto Formigoni a Carlo Giovanardi – determinata a rialzare la bandiera del popolarismo. Quello che in Italia nasce nel 1919 con don Luigi Sturzo e la fine del “non expedit” e che oggi in Europa può vantare la riunione di tutta famiglia popolare del Vecchio continente nel maggior partito europeo. E Monti? Potrebbe a sua volta ritrovarsi con quei montezemoliani che ambiscono alla costruzione di un soggetto di stampo liberale e riformista che possa essere referente in Italia dell’Alde: l’Alleanza dei liberali e dei democratici per l’Europa. I tempi dell’endorsement dei cattolici a favore di Mario Monti diventerebbero in tal caso solo un lontano ricordo.

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