Brutte notizie per le amanti dello shopping sfrenato: quelle che fino ad oggi avevano giustificato l’acquisto di scarpe o vestiti non esattamente necessari, dicendosi che un po’ di sano shopping le avrebbe fatte sentire meglio. Ebbene, la notizia è che non solo ciò non è vero ma pare che alla lunga crei anche diversi danni a livello ambientale.

A decretarlo è stato uno report commissionato da Greenpeace per il Copenhagen Fashion Summit. Un’indagine svoltasi in Cina, Taiwan, Germania ed ovviamente Italia. Il risultato? Quella dello shopping compulsivo è una vera e propria dipendenza che non rende felici. Passata l’emozione dell’acquisto infatti all’iniziale sensazione di gioia si sostituisce ben presto quella meno lieta del pentimento a cui si susseguono un senso di colpa e di vuoto. Proprio come in seguito ad un’abbuffata o ad una sbronza.

A tal proposito Kirsten Brodde, protagonista della campagna Detox my Fashion di Greenpeace ha dichiarato che le varie marche di abbigliamento dovrebbero cambiare approprio dando più importanza alla qualità che alla quantità, come invece accade al momento. Sapere di essere vittime di un meccanismo che non porta gioia ma che col tempo finisce solo con l’appesantire umore e guardaroba, infatti, non piace a nessuno. Ed è proprio qui che andrebbe focalizzata l’attenzione.

Sempre secondo il report è emerso che l’avvento degli acquisti via web ha peggiorato i casi di shopping compulsivo, rendendo gli acquisti più semplici e creando ancor più forti sensi di colpa in chi si trova ad effettuarli senza criterio. Un esubero di capi di abbigliamento che in tante non riescono neppure ad indossare e che a livello ambientale hanno un pessimo impatto.

Greenpeace con la sua campagna Detox my fashion si sta impegnando per ottenere un settore più “sano” e per farlo ha coinvolto 79 marche mondiali di tessuti e fornitori. Lo scopo è quello di impedire entro il 2020 l’uso di sostanze chimiche pericolose.