L’orgoglio di capitan Lima, campione d’Europa di calcio a 5

C’era quel bel terzo posto da confermare e quel sogno, che durava ormai da undici anni di ritrovarsi sul tetto dell’Europa. L’Italia del futsal ci è riuscita, ha sbancato in Belgio, laureandosi nuovamente campione d’Europa bissando il primo del 2003 a Caserta. A quel tempo Nuccorini era in panchina ed il trofeo fu alzato al cielo da capitan Zaffiro, in una squadra sicuramente più favorita dell’attuale. C’erano Angelini, Grana, Foglia e Bacaro, autore del gol decisivo con l’Ucraina. Stavolta i nomi sono diversi ma il valore e l’orgoglio gli stessi.

La coppa l’ha alzata Gabriel Lima, capitano da poco tempo ma azzurro da una vita. Lui, Giasson e Murilo hanno abbattuto la Russia in finale scrivendo un’altra importante pagina della storia di questo sport. L’emozione di alzare un trofeo del genere però è incontenibile, anche per lui. Gabriel Lima, faccia da bravo ragazzo ma con una determinazione da “bad boy”, universale dell’Asti e ormai veterano del nostro campionato. Il giocatore dell’Asti, grazie ad una squadra di uomini veri, ha coronato il sogno di una vita, e ne parla in esclusiva a bloglive: «Quello che provo a parole non si può descrivere – ha detto il fresco Campione europeo – posso solo dire che è una gioia infinita e c’è la sensazione di aver scritto una pagina importante del futsal mondiale. La fascia è una grande responsabilità, devi essere il primo combattente e l’ultimo ad abbassare la guardia. Devi trovare sempre forza e motivazioni anche quando non ne hai e dare stimoli ai compagni. Tutto questo a volte è stancante ma alla fine questa responsabilità mi ha spinto a dare tutto quello che avevo in questa competizione».

Una competizione che vedeva come sempre l’Italia come un osso duro ma da nessuno come la possibile favorita o finalista. «Infatti è andata così – conferma il capitano azzurro – non eravamo favoriti ed anche in finale ci davano per sconfitti. Però in un torneo così non devi essere il più forte ma devi avere una mentalità superiore a quella degli altri. Il livello ormai è molto simile tra le big europee ed è la testa poi che fa la differenza. Abbiamo fatto grandi prestazioni sotto il profilo mentale, la svolta c’è stata con l’Azerbaijan perché il momento era delicato ed abbiamo risposto con carattere. Anche la semifinale con il Portogallo va ricordata perché è stata sicuramente la più dura. Eravamo in difficoltà nel finale del primo tempo ma con grande calma ed intelligenza abbiamo ribaltato tutto raggiungendo poi la finale».

«Menichelli? La forza del mister è stata quella di saper ruotare ed utilizzare tutti i ragazzi. Nessuno si è sentito in disparte, ha fatto sentire importante anche un elemento come Putano, fuori dala lista ufficiale ma sempre con noi. Siamo arrivati meglio fisicamente e mentalmente rispetto a tutte anche per questo». L’augurio di tutti è che questo campionato Europeo sia un bel trampolino di lancio per ridare la giusta visibilità al calcio a 5, movimento che in questo momento vive un periodo di flessione. «Questa vittoria mi auguro porti più visibilità al nostro campionato, avvicinando di più la gente a questo sport. Sappiamo che il futsal dà fastidio a qualche altra disciplina ma noi il nostro segnale l’abbiamo mandato ed abbiamo dimostrato cosa sappiamo fare. Se poi qualcuno abbraccerà la nostra causa io non lo so, certo più di così non potevamo fare.

Trovare una risposta ad un momento così delicato è abbastanza complicato – prosegue l’universale dell’Asti – la crisi non è del futsal ma dell’Italia. L’unico consiglio che mi sento di dare è di non fare mai il passo più lungo della gamba. Molte squadre vogliono saltare tappe importanti di crescita e quasi tutte le volte si ritrovano nei guai. Non c’è bisogno di far vedere quello che non si è, non bisogna promettere di più di quello che si può dare».

In un momento così alto non si può dimenticare l’eterna polemica che forse provincializza il nostro Paese. Avere una Nazionale di oriundi in Italia da sempre sembra un problema, sia nel calcio che nel futsal. Nel calcio a 5 questa è un’abitudine più diffusa ma l’importante è indossare quella maglia con orgoglio, cosa che “l’oriundo” Lima fa con fierezza. «Alla polemica sugli oriundi io rispondo così: chi ha qualcosa da dire andasse a cercare la storia di questi giocatori, sulle loro famiglie italiane e da quando sono in Italia e tutto quello che fanno per questi colori e questo sport. Parlare e scrivere dal divano è la cosa più facile e lo fanno tutti». Se lo dice il nostro capitano c’è da fidarsi.

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