Mafia, torna la sigla del terrore di Falange Armata

Qualche giorno fa è giunta, al carcere milanese di Opera, una lettera anonima per il capomafia Salvatore Riina, meglio conosciuto come Totò U’ Curtu.

L’anonimo scrive «Chiudi quella maledetta bocca, ricorda che i tuoi familiari sono liberi. […] Per il resto stai tranquillo, ci pensiamo noi. Firmato: Falange Armata
A preoccupare le forze dell’ordine è questa particolare firma. Falange Armata è infatti la sigla legata alle stragi italiane, quella che, tra il 1992 e il 1993, rivendicava gli attentati ai centralini delle agenzie di stampa lanciando messaggi di terrore.
All’esordio della Falange, nell’ottobre degli anni ’90, nelle lettere usavano firmarsi “Falange Armata Carceraria” e contenevano minacce verso i direttori dei penitenziari ed educatori carcerari.

La lettera in questione non è mai stata recapitata al boss di Corleone, in quanto il dipartimento dell’amministrazione penitenziaria ha ritenuto opportuno sequestrarla ed inviare immediatamente il testo alle Procure di Palermo e Caltanissetta. Queste ultime sono ora impegnate a decifrare le dichiarazioni di Riina e le sue minacce nei confronti del pm Nino Di Matteo.
Le parole usate nella lettera possono essere infatti un’ulteriore minaccia al pm perché scritta con lessico militare, proprio come lo stile delle missive anonime arrivate nei mesi scorsi alla Procura di Palermo, per segnalare la preparazione di attentati a Di Matteo.

Il riferimento a Falange Armata è però poco attendibile, dal momento che la sigla è scomparsa da almeno vent’anni.
Ora i pm di Palermo, Nino Di Matteo, Roberto Tartaglia, Francesco Del Bene e Vittorio Teresi, si stanno occupando del caso indagando sui misteri del dialogo fra Stato e mafia.
La domanda che si pongono è: chi è l’anonimo e come può sapere delle esternazioni di Riina detenuto in regime 41 bis?

I pm hanno fatto subito confluire alcuni vecchi atti dell’inchiesta su Falange Armata nel processo di trattativa.
La Dia sta svolgendo altri accertamenti, coperti da segreto, che costituiscono l’ossatura del fascicolo bis dei magistrati di Palermo.
Inoltre i pm credono che il dialogo segreto con i mafiosi, non fu condotto solo dai politici e dai Carabinieri del Ros rinviati a giudizio, ma anche da alcuni agenti dei servizi segreti. A tale proposito è ora indagato un ex dirigente dell’intelligence, in stretti rapporti con l’ex sindaco palermitano Vito Ciancimino.

Franco Roberti, il procuratore della Dna, afferma «Non è momentaneamente verificata la fondatezza della minaccia a Salvatore Riina».

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