Manager manda un tweet razzista e viene licenziata

I social hanno acquisito una tal importanza nelle nostre vite che basta uno stato o un commento sbagliato a far nascere il caos nel mondo del web. Questo è quello che è successo ad un tweet razzista mandato da Justine Sacco, manager della InterActiveCorp, colosso delle relazioni pubbliche. Il tweet in questione ha portato non solo ad una “questione di stato” ma al licenziamento della stessa manager.

“Sto andando in Africa. Spero di non prendere l’Aids. Sto scherzando. Sono Bianca” queste le parole che hanno fatto andare su tutte le furie il popolo di twitter, che non si è limitato a pubblicare con l’hashtag “HasJustineLandedYet” o a chiedere il licenziamento della donna; è stato creato un vero proprio sito web intitolato Justinesacco.com collegato, come se non bastasse, al sito “Aid for Africa“, ente benefico per la lotta all’Aids nell’Africa sub-sahariana.

Mentre la manager era ancora in volo, senza sapere le conseguenze del suo tweet, la società per cui lavorava ha fatto sapere che “è un commento oltraggioso e offensivo che non riflette il punto di vista e i valori di Iac. Sfortunatamente la dipendente in causa non è raggiungibile su un volo internazionale ma questo è un tema serio e stiamo assumendo le misure appropriate”.

Ancora adesso non è sicuro se il tweet sia stato inviato da Justine o da qualcuno che ha hackerato il suo account, sta di fatto che la manager non era nuova a commenti del genere. La società sicuramente ha preso dei provvedimenti, sopratutto, visto il campo in cui opera, la manovra prioritaria è stata quella di prendere le distanze dal tweet di Justine Sacco, scritto da lei o meno.

Questa situazione fa riflettere sul valore che acquista un pensiero scritto nei 140 caratteri disponibili di Twitter, come di un qualsiasi altro social network, e su come questo attraversi in pochissimo tempo tutto il web, anzi, tutto il mondo. Prima di insultare qualcuno, prima di discriminare qualcuno bisognerebbe ragionare su ogni conseguenza, ricordando che scrivere su un social, o sul web in generale, non da la stessa riservatezza di un diario segreto.

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