Il manifesto di dolcezza di George Saunder: “siate gentili”

Un inno alla gentilezza. Credo non esista espressione più appropriata per definire il discorso tenuto da George Saunders agli studenti della Syracuse University. È a loro che l’autore di Dieci Dicembre parla, trasformando le parole in un manifesto di dolcezza: “siate gentili” verso la vita, verso il prossimo, verso se stessi e verso il mondo che spesso, forse troppo, ci spinge ad essere egoisti, disillusi e a vivere nel rancore.

Un discorso che punta dritto al cuore dei giovani, che richiama la gioia di vivere, di provare emozioni, di sbagliare e di imparare dai propri errori. Di soffrire per amore, per una amicizia, per un grande dolore, facendo tutto ciò in modo che un giorno, come lui, non possa capitarci di avere rimpianti.

“Essere più gentili”: è questa, secondo Saunders, la chiave per un futuro ricco e sereno, la giusta medicina per combattere la pochezza davanti alla quale spesso ci portano gli eventi. Un sorriso al prossimo, una mano tesa, qualche parola di conforto e comprensione, qualche perdono in più e qualche rancore in meno.

Sembra facile a dirsi ma, al contrario, non lo è affatto. Tutto sta nello smettere di rinchiudersi nelle convinzioni secondo le quali noi giovani siamo immortali. Niente ci tocca, niente ci turba e alla fine, scavando a fondo nella nostra anima, ci rendiamo conto che invece gli eventi segnano ognuno di noi, chi più o chi meno. Perchè la vita in questo non risparmia nessuno.

Tutto sta nel saper agire trasformando questi segni profondi e a volte dolorosi in energia positiva. Tutto sta nel non lasciarci trascinare dagli eventi, dalla realtà fredda e cinica che ci circonda, che caratterizza la nostra società e che ci spinge a risponderle con le stesse armi: freddezza e cinismo.

Certo, essere gentili con le persone che sono gentili con noi è molto più semplice. Esserlo con qualcuno che non meriterebbe altro che essere abbandonato a se stesso è molto più difficile. E bene, è con lui che bisogna essere gentili e compassionevoli, anche se forse in cambio riceveremo solo fregature e delusioni, perchè è proprio nel momento del bisogno che ci rendiamo conto di come siamo legati agli altri e di come, soli, non saremmo nulla.

Ed è proprio ora, ora che siamo giovani, che dobbiamo cambiare il nostro modo di affacciarci alla vita, che dobbiamo essere comprensivi, meno egocentrici e più propensi all’amore. Non aspettiamo che gli eventi ci portino, con il tempo, ad essere migliori e più amorevoli. Ora è il momento in cui dobbiamo essere in grado, nella frenetica routine, di fermarci per un istante e trovare qualche minuto per fare del bene.
Certo, non arricchiremo il portafogli ma, sicuramente, contribuiremo ad arricchire la nostra anima e a renderci migliori,a renderci vivi.

In questo momento tutti starete pensando che anche seguire i propri sogni in maniera “affamata”, come sosteneva Jobes, ci rende vivi e forse, anche questo è vero. È giusto “essere affamati”, chi non lo è e non è volenteroso di conquistare il suo posto nel mondo rischia di rimanere statico, immobile e intrappolato a vita nella sua insoddisfazione. Puntare a posizioni di prestigio, a possedere un’ingente somma di denaro, a essere qualcuno o ad essere ricordati è una delle possibili strade ma sicuramente più centrata sull’egoismo e sulla forma piuttosto che sulla sostanza di ognuno di noi.

Quello che Saunders propone ai giovani come strada aperta verso il futuro è di vivere il viaggio verso la scoperta di sé e delle proprie potenzialità con gentilezza e umiltà, per non rischiare di perdere lungo il tragitto la purezza della propria anima e rischiare di arrivare alla meta e rendersi conto, di essere soli.

Il discorso integrale di George Saunders lo potete trovare sulle pagine di minima&moralia del 14 dicembre 2013

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