Mannaia S&P, declassate sette banche italiane

    Dopo avere abbassato il proprio giudizio sul debito pubblico italiano, sempre a sorpresa ieri è giunto il “downgrade” del rating di sette banche italiane, da parte dell’agenzia internazionale di rating Standard & Poor’s. In particolare, la valutazione scende da A+ ad A per Intesa Sanpaolo e tre sue controllate, Mediobanca e Bnl. Il loro outlook è negativo.

    Su altre otto banche, tra cui Unicredit, il rating è stato confermato, ma l’outlook è stato mutato in negativo, tale da rendere possibile un taglio del giudizio, entro dodici-diciotto mesi, se ciò sarà ritenuto necessario.

    S&P ha giustificato il declassamento delle banche italiane, motivandolo con il fatto che si sarebbe reso opportuno tale taglio per quegli istituti, con attivi in ambito domestico superiore a 40%. Pertanto, secondo l’agenzia, le banche con molto attivo in Italia sarebbero soggette maggiormente alle fluttuazioni del ciclo economico italiano e alla perdita prevista di valore dei nostri bond.

    Una decisione, quindi, che esula dai fondamentali specifici e che ha carattere, diciamo, un pò politico, nel senso che le valutazioni sono espresse tenendo conto del quadro macroeconomico più che della situazione della singola banca.

    E ciò pare essere un pò la linea di S&P, da quando ad inizio agosto è stata declassata l’America, su valutazioni anche molto legate al quadro politico. E il maggiore rischio è stato subito avvertito anche in borsa, con le piazze europee, Milano compresa, che aprono oggi in pesante calo. Ieri, altri tre istituti USA sono stati declassati e tutto ciò contribuisce a rendere il clima tra gli operatori piuttosto cupo.

     

     

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