Marco Pantani: campione straordinario dall’animo fragile

Una squallida stanza d’albergo a Rimini è il teatro dell’ultima corsa di Marco Pantani, l’ultima fuga alla ricerca di una serenità minata da troppe malignità, ombre ed infamità di ogni genere. Fisicamente il giorno della scomparsa è quella tragica sera di San Valentino ma l’impressione è sempre stata che il “nostro” Marco Pantani, la cui stella nacque esattamente dieci anni prima, ce l’abbiano tolto in una mattinata calda e soleggiata di giugno del 1999, a Madonna di Campiglio.

Il “pirata” stava dominando il Giro d’Italia, era ormai sicuro della vittoria finale, del bis dopo l’accoppiata Giro-Tour dell’anno precedente. Ma un controllo antidoping lo sbaraglia dalla corsa, il valore dell’ematocrito è troppo alto, sospensione di quindici giorni e addio Giro. Cominciano i primi sospetti, “Pantani è un impostore”, “Ecco perché vinceva” oppure “Pantani è drogato”. Alle telecamere ed ai giornalisti accorsi in quel frangente Pantani dichiara « Mi sono rialzato, dopo tanti infortuni, e sono tornato a correre. Questa volta, però, abbiamo toccato il fondo. Rialzarsi sarà per me molto difficile.»

Mai più parole furono profetiche, a parte sporadici exploit Marco non riuscirà a tornare ai fasti di un tempo. L’anima che è all’interno di quel gracile corpo viene massacrata, il campione invincibile lascia spazio all’uomo solitario, vittima della depressione e di cattive abitudini. Le illazioni su Pantani sono state molteplici, il ragazzo di Cesenatico non poteva sopportare che anche solo una persona potesse sospettare sulle sue qualità sportive e sulla sua onestà intellettuale. I suoi tifosi più passionali invece non l’hanno mai abbandonato, nemmeno nei più ardui frangenti, ad esempio dopo la condanna a causa della siringa d’insulina trovata nell’albergo dove alloggiava durante il Giro del 2001. Sarà dimostrato che non apparteneva a Pantani che fu uno dei pochi che non furono indagati durante quella disgraziata manifestazione.

Per comprendere la fragilità dell’uomo man mano scalfita da insulti disumani e vigliacchi da parte di tutti, basti pensare all’episodio avvenuto durante un allenamento. Come era solito fare, Pantani si allenava in solitaria e ad un certo punto, si trovò davanti ad una scritta a lettere cubitali: “Pantani drogato”. Un’offesa che lo turbò a tal punto che si rifugiò per mesi in casa, rifiutando ogni tipo di contatto col mondo esterno, col mondo che non lo voleva più. Non lo desiderava più neanche il Tour de France che l’ha rifiutato per ben due volte accettando poi colui che truffando tutto il mondo, ha vinto per sette volte ”La Grande Boucle”, uno dei più grandi impostori dello sport: Lance Armstrong.

L’ultima offesa risale a poco tempo fa, neanche da morto ti lasciano stare caro Marco, ti volevano cancellare dall’albo d’oro del Tour, ti volevano cancellare perché eri troppo forte, troppo scomodo per gli altri. Avresti vinto perché eri il Pirata, avresti staccato tutti gli avversari perché eri il più forte, perché danzavi sui pedali. Hai fatto di tutto per resistere ma poi tutto è diventato più grande di te e hai deciso di lasciarci così, all’improvviso, nella notte in cui tutti gli innamorati erano insieme e tu solo, in quella camera d’albergo abbandonato da tutti, ma non dai tuoi instancabili tifosi.

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