Marina Berlusconi come il Cav vent’anni fa

Non avrebbe alcuna intenzione di assumere un impegno in politica raccogliendo il testimone del padre, travolto dalla condanna in via definitiva per frode fiscale e la cui leadership all’interno del centrodestra viene messa sempre più in discussione. Marina Berlusconi, presidente dei gruppi Fininvest e Mondadori, è tornata nei giorni scorsi ad escludere categoricamente quelle che costituirebbero solo “voci e ricostruzioni giornalistiche totalmente lontane da ogni pur minimo collegamento con la realtà”.

“Per la politica ho grande rispetto” ha detto in un comunicato l’imprenditrice e figlia del leader del Pdl Silvio Berlusconi, “ma amo moltissimo il mio lavoro e le aziende nelle quali sono impegnata da ormai oltre vent’anni. Questo è il mio passato e il mio presente, e questo sarà anche il mio futuro”. Una ennesima conferma delle resistenze che il presidente di Fininvest oppone ai molti esponenti “lealisti” del centrodestra che non disdegnerebbero la sua discesa in politica e che insistono a tirarla per la giacca. È donna, non ha mai fatto politica e porta il nome del padre: proprio quello che servirebbe per alzare al massimo gli indici di gradimento.

Una candidatura che tuttavia non sembra affatto piacere all’ala ministeriale e ai “governisti” del Pdl. Se il segretario Angelino Alfano incalzato ha dichiarato di riconoscersi “nella leadership di Silvio Berlusconi”, un altro “diversamente berlusconiano”, Fabrizio Cicchitto, parlando di Marina Berlusconi come di una “vittima” della stampa ha voluto sottolineare come invece Alfano potrebbe finalmente esprimere nel centrodestra una leadership “nuova”. Per l’ex socialista il vice premier sarebbe la persona più indicata a succedere a Silvio Berlusconi: “ha le caratteristiche adatte per riannodare quel rapporto con il Ppe che è stata una delle intuizioni più importanti di Berlusconi, potrà sviluppare la sua azione politica verso il centro e aprire un confronto non occasionale con l’Udc”.

Non dello stesso avviso l’ex sindaco capitolino Gianni Alemanno, vicino all’Officina per l’Italia promossa da Fratelli d’Italia e alla testa di un nuovo movimento “Prima l’Italia” ispirato alla destra sociale. Secondo Alemanno il centrodestra che dovrà confrontarsi con Matteo Renzi “non è più un mono-partito” e la sua guida dovrebbe essere espressione democratica delle primarie, “una grande consultazione elettorale”.

Il ‘no’ alla politica di Marina Berlusconi in ogni caso continua a non convincere più di qualcuno. Difficile scordare l’intervista nella quale la primogenita del Cavaliere, con un intervento a tutto campo, aveva definito “mostruoso il solo pensare che il destino del Paese passi per le mani di un gruppo di magistrati spalleggiati da qualche redazione e qualche arruffapopoli”.

Qualcuno ha ricordato come nel 1994, mentre il politologo Giuliano Urbani lavorava alla creazione di Forza Italia, anche il Cavaliere aveva insistito con i giornalisti, a margine della presentazione di un master in comunicazione di Publitalia, sul fatto che non vi sarebbe stato “alcun partito di Berlusconi” e nemmeno in previsione “alcun impegno diretto in politica”. A detta del Berlusconi di vent’anni fa infatti, era “assolutamente impensabile” che svolgendo egli il mestiere del comunicatore potesse proporsi allo stesso tempo come soggetto politico. Di lì a poco, l’imprenditore milanese avrebbe lanciato Forza Italia e vinto le elezioni politiche.

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