Marlon Brando è sempre lui, Luciano Ligabue forse no

Siamo giunti pressoché all’alba della 64esima edizione del Festival di Sanremo e tra le colline della cittadina ligure già spira aria di polemica, pronta a diventare tempesta. Dalle critiche dei “Papaboys” contro l’ospite “blasfemoRufus Wainwright, cantautore canadese reo di essere omosessuale ed aver raccontato in uno dei suoi pezzi un Messia gay, alla paura per una possibile incursione “grillina” durante la kermesse canora, a tenere banco è lo stupore per la partecipazione come ospite d’onore del rocker emiliano Luciano Ligabue.

Voglio ringraziare di tutto cuore Luciano Ligabue che per la prima volta sarà ospite a Sanremo, nella serata finale del Festival“. Con queste parole Fabio Fazio, conduttore dell’edizione 2014 del Festival, ha annunciato al pubblico la presenza, per la prima volta, del cantante di Correggio sul palco dell’Ariston. Sul web la divisione dei fans del rocker è netta: tra perplessi, disgustati e increduli si impongono poche voci piacevolmente stupite dalla partecipazione di Ligabue. Ma da dove nasce questo stupore?

Per capirlo bisogna fare un passo indietro di almeno vent’anni. Siamo nel 1991 e l’album Ligabue, il primo della carriera del rocker, sta per diventare disco d’oro. Lo staff del cantautore decide che per Ligabue è ora di fare il grande passo “sanremese” ma lui, cortesemente, declina l’invito decidendo di partecipare solo ad una kermesse strettamente collegata al Festival: Sanremo International, dove, tra l’altro, fu presentato come “I Ligabue” dai conduttori Elisa Satta e Carlo Massarini che riuscirono anche a storpiare il titolo della canzone “Balliamo sul mondo“, reinterpretandolo come “Ballando sul mondo“. Dovettero passare quasi quindici anni prima di sentire nuovamente il nome Luciano Ligabue accostato al festival musicale italiano. L’anno è il 2006 e Pippo Baudo, “fresco” di nomina alla conduzione di Sanremo 2007 annuncia il probabile contributo tra i cantanti in gara del musicista che, attraverso una nota pubblicata sul sito ufficiale dal suo agente Claudio Maioli, smentisce categoricamente la notizia: “Abbiamo appreso dalle email arrivate al nostro sito di una dichiarazione televisiva di Pippo Baudo, riportata peraltro da alcuni giornali, su una nostra partecipazione al Festival della canzone di Sanremo 2007. Non siamo mai stati al Festival di Sanremo né come concorrenti né come ospiti e desideriamo, al momento, continuare con questa nostra tradizione personale.”

Una tradizione personale, quindi. Ma le motivazioni del rifiuto del rocker alla partecipazione alla kermesse musicale nostrana vengono spiegate proprio dal diretto interessato durante un concerto al Teatro Bellini di Napoli nel tour 2011: “Bisognerebbe lasciare spazio ai giovani: il Festival è una grande vetrina nonché una delle poche vere occasioni per i ragazzi emergenti. L’impressione è che a Sanremo ultimamente ci si concentri un po’ troppo sui culi delle presentatrici e troppo poco sulla musica“. Ligabue ne fa quindi una questione di etica commerciale di un prodotto televisivo che, con il tempo, si è andato ad omologare con il resto della tv spazzatura concentrandosi sull’audience molto più che sulla promulgazione di buona musica.

Ma cosa è cambiato nel Festival di Sanremo, in così poco tempo, da convincere Ligabue a salire sul palco dell’Ariston? Sicuramente il duo Fazio-Littizzetto ha portato una ventata d’aria fresca in una stanza chiusa da anni e la presenza di artisti socialmente impegnati, politicamente schierati nonchè la partecipazione di buoni musicisti ha dato nuova linfa al Festival. C’è poi da aggiungere che l’amicizia e il rispetto reciproco tra Ligabue e Fazio non è mai stato nascosto agli occhi del pubblico italiano. Ma è tutto qui? Davvero Ligabue, dopo 23 anni di carriera senza Festival, ha deciso di cambiare rotta per l’amico Fazio? La risposta forse è da cercare anche nel totale cambiamento nel look e nello stile musicale del cantautore e rocker che, da portatore del messaggio scaturito dall’esperienza intima di un borgo di provincia, diventa un mero prodotto del commercio musicale del “bel paese” contornato da chitarre elettriche che provano a donare l’animo rock a chi al rock ha lasciato anche il taglio di capelli: dal lungo e nero corvino in stile “apache” al corto e brizzolato. Passare dalla nomina di “Bruce Springsteen italiano” a quella di “Claudio Baglioni di Correggio” potrebbe, per il Liga, diventare un passo breve ed inevitabile.

Ligabue, nella prima serata del Festival, sarà il portavoce dell’omaggio a Fabrizio De Andrè nel giorno del compleanno del poeta genovese ed a quindici anni dalla sua scomparsa. Il giusto onore al “vate” della musica italiana che, però, di partecipare alla kermesse, non ha mai voluto saperne: “Se si trattasse di una semplice gara tra ugole, e ancorché io mi sentissi attrezzato per fronteggiare delle ugole sicuramente migliori della mia, se fosse solamente un fatto di corde vocali, la si potrebbe considerare una competizione quasi sportiva. Le corde vocali sono pur sempre dei muscoli. Nel caso mio, dovrei andare ad esprimere i miei sentimenti o la tecnica attraverso i quali io riesco ad esprimerli e credo che questo non possa essere argomento di competizione.” Con queste parole Faber rispondeva ad Enzo Biagi su una sua possibile partecipazione al Festival di Sanremo. Stasera, all’Ariston, bisogna stare attenti: Ligabue che canta De Andrè potrebbe creare un “paradosso spazio temporale” degno dei migliori film di fantascienza della storia del cinema.

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