Matteo Renzi, il New York Times gli dedica il post del sabato

Matteo Renzi: il ribelle Tony Manero della politica italiana. Ecco come il New York Times cerca di inquadrare il futuro premier italiano. Sembrano lontani quei momenti in cui si leggeva dell’incontro fra il presidente Obama e l’allora presidente Letta che qui aveva raccolto parecchi consensi e anche un invito a cena storico alla Casa Bianca. Chissà che non si possa ripetere con il ragazzo della porta accanto, il bel Matteo appunto.

Interessante il punto di vista offerto dal quotidiano americano che parte dallo stile, riconoscibile e affascinante da questa parte del globo, del segretario del PD perché, si sa, in America l’immagine è importante e lo sa bene il nuovo sindaco di New York, de Blasio, prodotto di una azione pubblicitaria che ne ha fatto un homo novus. Ma torniamo a Matteo Renzi. Segni particolari: giubbotto nero di pelle, bella presenza, fotogenico, social (viene citato l’hashtag su Twitter #rottamare), bravo ragazzo, chierichetto nella sua parrocchia. Solo una questione di stile? C’è da dire che le voci critiche che vengono riportate non sono dolci, ma vengono edulcorate dal paragone con Tony Blair, subito dopo il giubbotto di pelle: mediamente furbo. Come il collega inglese oltre allo stile e all’appeal, si è confrontato con l’ideologia di sinistra del suo partito optando per un approccio business-friendly, promettendo di tagliare tasse e migliorare le leggi per il lavoro.

Il Boy Scout che salverà l’Italia, il ragazzo che ha vinto migliaia di dollari alla Ruota della fortuna, l’uomo dall’agenda più psicologica che politica. Secondo il New York Times infatti, quella stella nascente che nel 2009 diventó il sindaco di Firenze, alla base della sua significante personalità, ha avuto il coraggio di scuotere l’Italia dal suo malessere e dalle sue pene. Un supereroe, Super Giovane per dirla come gli Elio e le storie tese. Si legge infatti: “In un Paese dove molti giovani delle nuove generazioni si sentono alienati e combattuti nella ricerca di un lavoro, la giovinezza di Mr. Renzi, il colletto aperto, lo stile dalle maniche di camicia arrotolate, trovano consensi“. Una politica wrecking ball sul palazzo del potere. Nulla di Miley Cyrus, per carità.

Ma non sembra riduttivo tutto ciò? Certo, viene ricostruita tutta la splendida annata della politica italiana dalle elezioni che non si capisce chi abbia vinto, fino alle dimissioni di Letta, passando per quel senso di frustrazione verso la burocrazia e la stantia classe dirigente che ha portato a emergere il partito del commediante Beppe Grillo. A questo proposito nell’analisi americana viene sottolineato come l’insoddisfazione sia una delle molle che abbiano agevolato l’ascesa del giovane Renzi. Manca qualcosa, forse un’analisi più oggettiva del ritratto renziano.

All’americana vengono intervistati prima il prete, Don Giovanni Sassolini, che conferma: “Si, era sempre intento a organizzare qualcosa, sempre a combinare qualcosa” poi il barbiere Antonio Salvi: “Oh viene ogni settimana […]. Qualche volta si siede per tre minuti sul lettino solare“. Ecco perché nonostante il richiamo a Tony Blair, Renzi sembra il prodotto di un qualcosa di non meglio definito, forse del Paese dei Balocchi?

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