Minini festeggia i suoi quarant’anni d’attività alla Triennale

Massimo Minini, gallerista di primo piano nel panorama italiano ed internazionale, festeggia i suoi primi quarant’anni d’attività, in due grande stanze alla triennale di Milano che omaggia l’artista con una mostra-evento fino al 2 febbraio.

Quasi duecento le opere presenti alla Triennale: dalle fotografie di Basilico alle istallazioni policrome di Alberto Garutti,dalle sculture del grande Sol Lewitt alla «M» ciclopica di Daniel Buren sulla vetrata del museo.”E’ la solita storia di Borges – afferma Massimo Minini – che dice che alla fine tutte le opere creano il ritratto dell’autore. Se l’autore è abbastanza forte da saperle dominare, saperle scegliere, discutere e digerire, una volta digerite fanno parte del suo organismo“.Da tutte queste opere probabilmente si delinea la personalità e la storia del gallerista.

Minini parla dei primi passi mossi nel mondo dell’arte a Milano, a scrivere per la rivista Flash Art e poi il trasferimento a Brescia «Il mio primo spazio. Un buco. Politi mi aveva licenziato. Il mio amico Enrico Pedrotti aveva questa stanza in città, un giorno mi ha lanciato l’idea». Una galleria in una città piccola, di provincia. «Ma non ottusa. E poi non dovevo pagare l’affitto. Fossi rimasto a Milano, non mi avrebbe filato nessuno».Il giovane Minini non può intercettare i nomi che contano. «Così mi sono buttato su altri. Li ho aggrediti». Lista lunga: Robert Barry, Peter Halley, Ugo Mulas, Ettore Spalletti.

«Il rapporto con gli artisti, prima, era meno drammatico. Ora c’è l’assillo del denaro, è tutto frenetico. Ma ci vuole tempo. Un’opera bisogna attenderla».Infine un ultima riflessione sull’arte contemporanea «Non credo d’averla ancora capita. Ci sto lavorando».

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