Morto il tassista aggredito da un pedone. Milano in lutto

Alfredo Famoso, tassista nella città di Milano, aveva 68 anni e domenica era stato aggredito da un pedone a cui non aveva dato la precedenza sulle strisce. Ora, dopo non aver più ripreso conoscenza per giorni, lo staff medico dell’ospedale Niguarda di Milano ha dichiarato la morte cerebrale e ha staccato la macchina che lo teneva in vita.

La storia

Milano, domenica 23 febbraio, via Morgagni 40, ore 20.34, Davide Guglielmo Righi si appresta ad attraversare le strisce pedonali con la compagna, incinta all’ottavo mese. Nel mentre Famoso alla guida del taxi non si accorge dei due pedoni, e per evitarli è costretto ad evitare l’impatto con una brusca frenata. Il tassista a questo punto scende dalla macchina per scusarsi, ma non può fare neanche pochi passi perché Righi lo colpisce con forza al volto, improvvisando come arma la confezione da 4 bottiglie d’acqua appena acquistate al supermercato. Il tassista barcolla e, accusando il colpo cade sbattendo la testa contro la ruota di scorta di una jeep parcheggiata. Famoso giace in una pozza di sangue ma l’aggressore sottovaluta la situazione e se ne va, lasciando i suoi dati ad un testimone. Alfredo Famoso è invece in condizioni molto più gravi di quelle ipotizzate da Righi e, trasportato in codice rosso all’Ospedale Niguarda, versa già in condizioni di morte cerebrale. L’unica entità a tenerlo in vita è una macchina, che verrà spenta dopo due giorni, quando non ci sarà più niente da fare.

L’epilogo tragico

Con la morte del tassista si aggrava inoltre la posizione del suo aggressore e, se fino a poche ore fa la Polizia invitava i media a non creare un nuovo mostro, ora il PM Maria Teresa Latella ha aggiornato il fascicolo su Righi, e l’accusa a suo carico è diventata di omicidio volontario in quanto, durante i fatti, il soggetto era in grado di accettare il rischio che si venisse a verificare la peggiore delle conseguenze, ossia la morte del malcapitato tassista.

Immediata la testimonianza del sindaco di Milano Giuliano Pisapia, che ha passato molte ore al Niguarda, in compagnia dei familiari di Famoso. Le sue parole sono rappresentative dello stato d’animo di tutti i cari della vittima: «Purtroppo è successo quello che fino all’ultimo, anche quando le speranze erano minime – ha commentato il sindaco Giuliano Pisapia – speravamo non accadesse. La morte di Alfredo Famoso è stata provocata da un gesto assurdo e terribile. Nessuna ragione può spiegare tale comportamento. Ora è il momento di stringerci attorno alla sua famiglia. Come tutti ho sperato che il sottile filo che teneva in vita Alfredo Famoso non si spezzasse. Milano oggi prova un immenso dolore e come sindaco ho deciso che nella nostra città ci sarà lutto cittadino. Concorderemo la data insieme con la famiglia».

I fatti avvenuti riportano alla condizione di pericolo nell’attività dei tassisti, come ricordano i colleghi della compagnia 8585, riportando all’onore della cronaca anche il passato omicidio dell’autista di autopubbliche Massari, troppo analogo a quello di Famoso per non far riflettere.

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