Motori alternativi, il futuro è alle porte. O quasi

Nelle città italiane le auto elettriche si contano ancora sulle dita di una mano, eppure anche grazie ai finanziamenti europei per la mobilità sostenibile in molti comuni sono spuntate da qualche tempo le colonnine di ricarica.
Siamo ancora lontani da una diffusione capillare e forse questo è uno dei principali motivi per cui il mercato dell’elettrico sembra non decollare. Certo è che anche i prezzi dei veicoli elettrici non sono poi così invitanti e la crisi economica di certo non aiuta.

Bisogna poi considerare che l’Italia alla fine degli anni ’90 ha vissuto la rinascita dell’alimentazione a metano. Grazie all’abolizione del super-bollo per le vetture alimentate a gas (1997), al miglioramento delle prestazioni dei motori dovuto all’introduzione di centraline elettroniche indipendenti, agli eco-incentivi e al caro benzina, il bel paese vanta la più vasta rete di distributori di metano per auto d’Europa (stime 2011).

www.worldcarfans.com
www.worldcarfans.com

Nonostante questo se osserviamo il mercato non possiamo non notare che l’offerta di veicoli che escono dalle case di produzione con l’alimentazione ibrida Metano/Benzina sono pochi e quasi appannaggio di due singoli settori: le grandi auto familiari o le piccole city car.

Le auto con alimentazione a metano che circolano sulle nostre strade sono in maggioranza auto con trasformazioni eseguite da terzi per due motivi: il primo è che le case automobilistiche possono così smaltire l’invenduto semplicemente rilasciando agli installatori le mappature ottimali per le centraline, senza cioè investire in una nuova produzione. Il secondo motivo è che stando a quello che i saloni dall’auto di Tokio e di Los Angeles ci suggeriscono, il futuro è finalmente alle porte.

Già perché la Toyota, la Honda, la Mazda, la Nissan e la Mitsubishi sono intenzionate a vincere la gara in atto sui motori del futuro, uniti nell’obiettivo ma ognuna seguendo la strada che ritiene più vincente.

www.washingtonpost.com
www.washingtonpost.com

La Toyota e la Honda infatti hanno deciso di puntare su motori “fuel cell” vale a dire a celle di combustibile che estraggono elettroni dall’idrogeno con un doppio vantaggio, promettono una autonomia di 500-600 km con un pieno, garantendo un tempo di rifornimento molto breve. La Nissan e la Mitsubishi non sembrano della stessa idea, essendo scettici sulla diffusione delle stazioni di rifornimento d’idrogeno puntano tutto su motori elettrici alimentati a batteria.

Possiamo quindi pensare a un futuro elettrico o all’idrogeno anche per l’Italia? Chiaro che gli ostacoli non sono solo tecnici, come abbiamo visto il “risorgimento del metano per auto” in Italia è potuto avvenire grazie all’incontro di volontà politiche ed esigenze economiche, oltre che all’innovazione tecnologica.

© foto Daniele Mosna
© foto Daniele Mosna

Tuttavia anche in Italia qualcosa sembra muoversi: l’Alto Adige ha intenzione di dotarsi di 24 stazioni di produzione di distribuzione di idrogeno entro il 2020. La Provincia di Bolzano in collaborazione con l’Autostrada del Brennero e l’Istituto per le tecnologie innovative (IIT) sta già realizzando un impianto di produzione, distribuzione, formazione e centro di competenza capace di approvvigionare 50 autobus o mille auto al giorno. Il progetto che sarà presentato dall’Unione Europea come “best pratice” del settore è parte di un progetto più grande che prevede la costruzione di una “autostrada a idrogeno” da Modena a Monaco di Baviera, con un distributore ogni cento chilometri.

Ricerca personalizzata