FIGC e PUMA hanno svelato oggi i nuovi kit da gara Home e Away della Nazionale per la FIFA World Cup 2014™; il kit Home verrà indossato dagli Azzurri, per la prima volta, nella partita amichevole contro la Spagna, a Madrid, mercoledì 5 marzo. I nuovi kit sono stati presentati da Stefano Caroti, Chief commercial Officier e membro del Board PUMA SE, insieme a Demetrio Albertini, Vicepresidente della Federazione Italiana Giuoco Calcio, al Commissario Tecnico Cesare Prandelli e al Capitano della Nazionale Azzurra Gianluigi Buffon. Oggi è stato anche presentato il “CelebriAMO La Maglia” Tour: le 23 maglie dei Campioni Azzurri che andranno alla FIFA World Cup in Brasile percorreranno l’Italia, partendo dalle principali piazze italiane dando l’opportunità ai fan di esprimere la propria passione per la Nazionale.
Un Truck Azzurro sarà in tour dall’8 marzo, con una prima tappa a Napoli in Piazza Dante e appuntamenti successivi, tra cui Milano e Roma, e potrà essere seguito sul sito go.puma.com/celebriamolamaglia e sul sito vivoazzurro.it. FIGC aderisce a iniziative contro ogni tipo di discriminazione e lo dimostra anche con il CelebriAMO La Maglia” Tour, che sensibilizzerà su questo e altri temi sociali. FIGC e PUMA promuovono, attraverso il sito di fundraising CharityStars, un’asta delle maglie firmate dai giocatori e dalle celebrities durante il Tour, il cui ricavato verrà devoluto in beneficenza.
I nuovi kit della Nazionale combinano performance e design integrando le più innovative tecnologie PUMA. Le maglie, infatti, sono dotate della nuova tecnologia PUMA PWR ACTV che contribuisce a massimizzare la potenza muscolare grazie alla fusione dei vantaggi legati alla tecnologia di compressione con quelli relativi al Taping; il risultato è un miglioramento delle prestazioni. Le maglie Home e Away hanno lo speciale tape ACTV strategicamente collocato all’interno del capo per fornire un micro-massaggio sulla pelle; lavorando in sinergia con il corpo, forniscono ai giocatori un più veloce approvvigionamento energetico per consentire un recupero più efficace ai muscoli. Il design delle maglie s’ispira alla tradizione artigianale italiana; hanno un look sartoriale, una vestibilità slim e il colletto e l’abbottonatura ‘su misura’.

Ora ripercorriamo la storia della maglia azzurra, simbolo nazionale che i nostri atleti portano nel Mondo in tutte le discipline sportive. La prima Nazionale ad adottare la maglia azzurra quale simbolo dell’Italia fu il calcio. La prima maglia indossata dalla nazionale italiana nell’esordio, avvenuto nel 1910, era di colore bianco con polsini e collo inamidati e un nastro tricolore appuntato sopra. Una leggenda vuole che, nel momento di decidere la prima tenuta di gioco, si sia voluto far indossare alla selezione italiana la maglia bianca in onore del club più forte del momento, la Pro Vercelli; nella realtà, le fonti storiche spiegano che in vista dell’esordio assoluto della Nazionale non si era ancora raggiunto l’accordo sulla divisa ufficiale, e dunque si decise di non colorarla, lasciandola di un neutro bianco.
La tenuta bianca è stata sostituita da quella azzurra (rimanendo però come seconda divisa) a partire dal 6 gennaio 1911 data in cui, all’Arena di Milano, fu disputata una partita contro la nazionale ungherese vinta per 1-0 da quest’ultima. Sulla scelta del colore azzurro sono state fatte varie ipotesi:
che fosse ripreso dai colori della nazionale francese, anche se questa indossa in realtà il blu e non l’azzurro;
che venisse dal colore del mare (e del cielo) italiani;
che, a causa della forte nevicata avvenuta in mattinata e del clima nebbioso esistente in città, si scegliesse un colore alternativo al bianco (che avrebbe fatto letteralmente sparire i giocatori italiani) e che quindi la scelta cadesse casualmente sull’azzurro.

In realtà, ancora le fonti storiche spiegano come esso sia stato scelto in onore dei Savoia, in quanto rappresentava il colore ufficiale (Blu Savoia) della famiglia regnante fin dal 1360; a riprova di ciò, sul lato sinistro delle neonate maglie azzurre venne cucita la croce sabauda (croce bianca in campo rosso).
Il nuovo colore impiega qualche anno ad affermarsi anche nelle altre compagini nazionali, infatti nei Giochi della V Olimpiade del 1912 il colore più usato è ancora il bianco, cosa che persisterà negli anni successivi, nonostante il CONI (nato nel 1914) avesse fin dall’inizio raccomandato l’adozione della nuova maglia. Solo a partire dai Giochi di Los Angeles del 1932 tutti gli atleti adotteranno l’azzurro. Nel frattempo, dal 1927 compare sulla divisa sportiva anche il fascio littorio, simbolo del regime fascista che dal 1922 governa l’Italia, che va ad affiancarsi allo stemma sabaudo.
Nel secondo dopoguerra, nonostante la nascita della Repubblica Italiana, viene mantenuto il colore azzurro nelle divise sportive nazionali ma vengono eliminati la croce sabauda e il fascio littorio, al cui posto nel 1947 arriva uno scudetto tricolore che da allora accompagna le maglie azzurre ed è ben visibile nell’immagine che ritrae l’indimenticato Giacinto Facchetti. Giacinto_facchetti_nazionale

Per i Mondiali del 1962 in Cile, la maglia a girocollo viene sostituita da una vera e propria polo, con la quale gli azzurri non riuscirono a superare il girone eliminatorio a causa della sconfitta per 2-0 contro la nazionale padrona di casa. La partita fu poi soprannominata Batalla de Santiago. Nella foto in bianco e nero, l’italiano Ferrini espulso al 7° minuto, accompagnato fuori dal campo da agenti di polizia cileni.
I mondiali del 1966 rimasero famosi per la clamorosa sconfitta contro la Corea del Nord che comportò l’eliminazione della nostra nazionale. Furono utilizzate due versioni della maglia azzurra: una con colletto a V, l’altra a girocollo. La differenza probabilmente era collegata alle maniche della maglia: scollo V per quella a maniche corte, girocollo per quella a maniche lunghe. Una particolarità che verrà riproposta dalla Kappa nel 1999. I calzoncini neri utilizzati contro Unione Sovietica e Corea del Nord non erano parte della prima divisa, furono indossati per differenziarsi da quelli bianchi degli avversari. 1962 italia

Dal 1974 si entra nell’era moderna delle sponsorizzazioni tecniche. A dire il vero per l’Italia si tratta di un passaggio molto graduale, che vedrà le maglie azzurre inviolate dai loghi dei marchi fino al 1999. Il primo fornitore ufficiale della nazionale italiana fu Adidas dal 1974 al 1978. Maglie sostanzialmente invariate rispetto agli anni precedenti. Nè il fiore, nè le tre strisce comparvero mai sulle maglie. L’unico indizio riscontrabile di tale rapporto lo vediamo nei calzettoni: azzurri con le tre strisce bianche sul risvolto. Per i mondiali del 1978 l’unica novità è rappresentata dal design dei numeri che non sono pieni: un tocco moderno alla tradizionalissima maglia girocollo.
Nel 1979 subentra Le Coq Sportif ed è in questi anni che nasce la leggendaria maglia che vedrà gli azzurri alzare la Coppa del Mondo nel 1982 in Spagna. Cambia il colletto che diventa a polo, e per la prima volta compaiono delle rifiniture tricolori sul colletto e sul bordomanica che saranno una constante fino al mondiale del 1990 e di cui si sente ancora la mancanza. Leggera modifica anche per lo scudetto, con l’aggiunta della sigla FIGC nel bianco del tricolore.
Doppio cambiamento nel 1985. Diadora diventa lo sponsor tecnico e un nuovo stemma tondo sostituisce il tradizionale scudetto tricolore. All’interno trovano spazio le tre stelle dorate su campo azzurro nella parte sinistra.
Le maglie cambiano nel materiale, dalla lanetta degli anni precedenti si passa a un tessuto acetato e lucido. E’ l’unica variazione di rilievo, per il resto colletto e rifiniture restano invariate rispetto alle maglie del 1982.
Dai mondiali del Messico del 1986 alle notti magiche di Italia ’90 le casacche non cambiano. 1990-Schillaci

Per i mondiali del 1994 la base della maglia resta la stessa, il tocco in più è dato dal tessuto nel quale è serigrafato il logo della Federcalcio. La corsa degli azzurri nel mondiale americano si ferma a 11 metri dal traguardo, in finale contro il Brasile.
Dal 1995 al 2003 si avvicendano gli sponsor tecnici Nike e Kappa. Nel 1995 inizia il rapporto con la Nike. L’azienda americana si presenta con una maglia dall’inedito colletto bianco, e con uno sfondo ancora più vistoso di quella che l’ha preceduto: una fantasia a zig-zag e un grande stemma centrale che riproduce un tricolore con tre stelle e una scritta riportante gli anni dei tre titoli mondiali vinti. Per la prima volta si affaccia l’oro nelle rifiniture. Bellissimo il bordino tricolore delle maniche.
Innovativa anche la maglia per gli Europei del 1996 in Inghilterra. Non c’è più il disegno nel tessuto e spariscono le finiture tricolori. Quelle del colletto, dei bordomanica, dei calzoncini e dei calzettoni diventano bianco e bronzo. Un particolare che fece molto discutere: la scritta ITALIA, sul retro della maglia all’altezza del fondoschiena. Con questa casacca, dopo la delusione degli Europei, la nazionale sbanca Wembley grazie al gol di Gianfranco Zola nel match valevole per le qualificazioni al Mondiale del 1998, che vede inoltre l’esordio di Fabio Cannavaro in una partita ufficiale con la maglia azzurra.
L’ultima maglia realizzata da Nike per la nazionale è quella di Francia ’98, per me la più anonima. Materiale lucido, vestibilità abbondante, colletto a polo dalla forma indefinibile.
Unica particolarità una linea bianca lungo i fianchi e sotto le maniche. 1998-baggio-del-piero
Nel 1999 il nuovo fornitore diventa l’italiana Kappa.
E soprattutto finisce un’era: per la prima volta nella storia viene permesso allo sponsor tecnico di apporre il proprio logo sulle maglie azzurre.

Il primo modello proposto per le qualificazioni all’Europeo del 2000 è molto semplice e retrò, con una tonalità d’azzurro simile a quella anni ’70. Sul petto torna lo scudetto tricolore introdotto negli anni ’50. Esistono varie versioni di questa maglia. Come anticipato parlando delle divise del 1966, la maglia a maniche corte ha il colletto a V, quella a maniche lunghe è a girocollo.
Un’altra variante è rappresentata dalle tre stelle che in alcune occasioni figuravano sulla manica destra, altre volte sul cuore sopra lo scudetto. Nel 2000 per l’Europeo in Belgio-Olanda la divisa della nazionale è la prima della nuova linea Kombat della Kappa. Una maglia rivoluzionaria nei materiali e nella vestibilità molto aderente. La tonalità dell’azzurro diventa più chiara. Sul petto rimane lo scudetto tricolore e le tre stelle restano stabilmente sulla manica destra. Il petto torna di nuovo libero dal logo della Kappa, che viene relegato alle maniche: scelta felicissima. Due anni dopo, per i Mondiali di Corea e Giappone, la maglia cambia di pochissimo. Vengono modificati colletto e cuciture, il tessuto è leggermente più aderente e la tonalità dell’azzurro poco più chiara. Cambiano anche i numeri, più “magri” rispetto ai precedenti. E’ stata l’ultima maglia della nazionale indossata dal capitano Paolo Maldini, che ha dato l’addio dopo la discussa sconfitta negli ottavi di finale contro la Corea del Sud.
Nel 2003 subentra la tedesca Puma, che sarà fornitore tecnico degli azzurri fino al Mondiale di Brasile 2014.

Il primo modello proposto per le qualificazioni agli Europei del 2004 è praticamente la versione azzurra della contemporanea maglia della Lazio (2002-2003) con il caratteristico intaglio sulla parte destra del colletto. Il logo dello sponsor tecnico va su petto e maniche. Le tre stelle restano sul braccio destro, e per la prima volta compare lo stemma tricolore anche sui pantaloncini e sui calzettoni. Altra novità e unica esclusiva per un modello di maglia utilizzata da innumerevoli squadre Puma, sono i numeri dal design aggressivo e bicolore: bianchi i bordi, oro al centro.
Per gli Europei del 2004 l’Italia è l’unica squadra Puma a ricevere un trattamento esclusivo, con un modello unico, estremamente semplice e con varie novità. Scudetto al centro per la prima volta nella storia e logo Puma dorato più in basso. Nuovo look per il tricolore: il bordino dorato diventa più largo. Le tre stelle tornano sul petto sopra lo scudetto. Numeri dorati, semplici ed eleganti.

Nel 2006 arriva la maglia più rivoluzionaria e discutibile di questi 100 anni di azzurro.
Criticatissima per la presenza di sfumature blu navy ai lati del petto che davano un effetto “macchia di sudore”, ma che resterà per sempre nei cuori dei tifosi italiani grazie alla conquista del titolo mondiale in Germania. Proprio questi inserti differenziavano la maglia dell’Italia da quelle di tutte le altre squadre Puma della stagione 2006-2007. Mantenuto lo scudetto al centro con logo Puma più in basso e i numeri dorati ma con font non più esclusivo. Altra piccola differenza dalle altre maglie prodotte dall’azienda tedesca è costituita dal posizionamento dei loghi Puma secondari: per la maglia dell’ Italia uno sulla manica sinistra, l’altro sulla spalla destra, mentre le altre squadre li avevano entrambi sulle spalle. In più cambia nuovamente lo scudetto: sulla base del tricolore tradizionale ma con una forma più squadrata, con il bianco, il rosso e il verde separati da inserti azzurri e le tre stelle che tornano ad essere integrate nello stemma assieme ad un inedito piccolo logo della FIGC posizionato sul bianco.
Proprio da Germania 2006, la nazionale inizia ad utilizzare sempre più spesso l’abbinamento maglia, calzoncini e calzettoni azzurri. 2006-campioni

Per Euro 2008 si torna alla semplicità: maglia tutta azzurra, con colletto a V e bordi color oro. Modello non esclusivo, utilizzato da tutte le nazionali e da praticamente tutti i club Puma nella stagione 2008-2009. Lo scudetto torna sul cuore. Tre loghi Puma: uno sul petto e due sulle spalle. I numeri sono bianchi, con un font dai bordi a pallini. Tessuto a retina a due strati. Dopo i mediocri Europei terminati con la sconfitta ai rigori contro la Spagna ai quarti, viene introdotto il FIFA World Champions Badge, che esordisce sulla maglia azzurra due anni dopo la conquista del titolo a Berlino. E’ applicato al centro del petto.

Nel 2009 per la Confederation Cup arriva una maglia celebrativa, dal colore ispirato alle prime maglie azzurre della nazionale, in particolare a quelle del 1934, 1936 e 1938, anni delle prime grandi vittorie dell’Italia. Casacche di azzurro “pallido” alle quali vengono abbinati calzoncini e calzettoni marroni. Scelta un po’ controversa, dato che in origine i calzoncini erano bianchi e i calzettoni neri. L’utilizzo del marrone è stato motivato con ragioni estetiche, anche se probabilmente ha influito il timore che l’utilizzo del nero potesse creare imbarazzi per riferimenti politici che in effetti erano presenti nelle divise degli anni ’30. Iniziativa apprezzabile, anche se personalmente ritengo che sarebbe stata più efficace la riproposizione integrale della divisa anni ’30: maglia celeste, calzoncini bianchi e calzettoni neri. Sulla maglia scudetto di dimensioni quasi raddoppiate rispetto al solito, e sfondo con la scritta ITALIA ripetuta in diagonale, alternata alle quattro stelle. 2007-confederation
Finita la fallimentare Confederation Cup del 2009, si torna alla maglia azzurra che la precedeva, fino agli ancora più disastrosi Mondiali del 2010.

Per Sudafrica 2010 Puma riserva agli azzurri un template unico almeno fra le nazionali. Maglia azzurra con delle linee ondulate bianche lungo le spalle. Vestibilità aderente e trama della maglia che ricorda un’armatura, per dare un’idea di forza e di potenza. Tornano le rifiniture tricolori: il colletto ha i bordini divisi in tre parti, una verde, una bianca e una rossa. Particolare anche la forma che ricorda una stella, presentata come auspicio per l’ Italia di conquistare sul campo la quinta da stella da cucirsi sul petto, ma sul campo il risultato fu ben diverso. Numeri bianchi e ancora calzoncini prevalentemente utilizzati in versione azzurra.
La tenuta per Euro2012 cambiò sostanzialmente poco: accorgimenti sul colletto con il tricolore e una banda orizzontale azzurra sulla divisa da trasferta. Maglie che portarono bene agli Azzurri, visto che la nazionale arrivò fino all’epilogo del torneo.
L’auspicio è che queste nuove maglie, così tecnologiche e realizzate curando ogni minimo dettaglio, siano protagoniste di tante vittorie per la nostra nazionale, colorata d’azzurro.