Negli ultimi 10 anni uccise dai bracconieri oltre mille tigri, la metà in India

    Sono oltre un migliaio le tigri uccise nel mondo negli ultimi 10 anni in cambio di pelli, ossa e altri souvenir da piazzare sul mercato nero internazionale. La stima – si tratterebbe del 20% delle tigri viventi sul pianeta! – è stata diffusa un rapporto del gruppo di monitoraggio della fauna selvatica Traffic International.

    Secondo lo studio, basato su dati provenienti da 11 dei 13 Paesi in cui vive la Panthera Tigris, nell’ultimo decennio sono state uccise tra le 1.069 e le 1.220 tigri. Il rapporto, riportato dalla Bbc, fa i conti in base ai 481 sequestri operati dalle polizie dei vari Paesi. In pole position tra i paradisi del bracconaggio alla tigre ci sono India, China e Nepal. Solo in India, Paese dove infatti l’animale è più diffuso, si stima che siano state abbattute tra le 469 e le 533 tigri.

    Questi numeri, già devastanti di per sè, diventano ancora più rilevanti se pensiamo che, al momento, si stima che la popolazione mondiale di tigri viventi si aggiri sui 3.500 esemplari, il che significa che il bracconaggio è la prima minaccia di estinzione per il grande felino, che – forse proprio per questo – sul mercato nero internazionale è merce richiestissima.

    Il traffico illegale di animali selvatici è infatti il settore più remunerativo dell’economia sommersa – dopo armi e droga. E la domanda di parti di animali, specialmente se esotici come la tigre, è in continua ascesa. La cosa più triste è che questi dati ci dicono quanto siano valse a poco le politiche di tutela e gli sforzi delle Ong attive negli ultimi anni.

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