Nuovo album per Sting: ‘The last ship mi ha fatto tornare a casa’

The Last Ship mi ha fatto tornare a casa. Si passa una vita a tagliare i ponti e poi viene il momento di tornare indietro a cercare chi siamo”. Così Sting parla del suo ultimo lavoro, l’album di inediti The Last Ship, che uscirà il 24 settembre, a dieci anni da Sacred love. Dieci anni possono sembrare tanti ma il tempo è stato fondamentale per fare emergere “delle cose compresse dentro da troppo tempo e scrivere qualcosa di più profondo”. È iniziato così un viaggio terapeutico per dar voce ai fantasmi e alle paure che hanno affollato la sua infanzia e affrontare il passato. Ma come lui stesso ha ammesso “è ancora un work in progress, non ho ancora fatto pace con me stesso”. Il percorso è iniziato cercando l’ispirazione che già lo aveva spinto a fare entrare il suo rapporto controverso con il padre nell’album The soul cages del 1991, ma la sfida più grande deve ancora vincerla.

L’album, infatti, è il preludio per un musical scritto da Sting insieme al premio Pulitzer Brian Yorkey, il cui debutto a Broadway è previsto nel 2014. “Realizzare un musical è la sfida più importante della mia vita, è come scalare il Monte Bianco. Posso fallire ma voglio provarci. Se funziona ha una vita molto lunga” confessa. I brani, scritti per lo spettacolo che avrà lo stesso nome dell’album, sono “il materiale grezzo sul quale si sta costruendo il musical, ma sono fiducioso che possa stare in piedi anche da solo, senza la parte narrativa della messinscena“. Il tour per la reunion dei Police nel 2008 “è stato un esercizio di nostalgia” ha detto al New York Times, “quelle canzoni funzionano ancora, ma non mi ha dato stimoli per scrivere di nuovo per una rock band di tre elementi“. Ha scritto, invece, “per altre persone, per altre voci” 40 canzoni, raccogliendone una parte nell’album quasi per metterle al sicuro e iniziare a farle muovere tra la gente (il singolo And yet è nelle radio dal 13 settembre).

Il musical, prodotto da Rob Mathes, è incentrato sul difficile rapporto tra un padre e un figlio, che lottano per poi riconciliarsi, sullo sfondo della crisi dei cantieri navali “Swan Hunters” nell’Inghilterra degli anni Ottanta, “a due passi dalla strada in cui abitavo da ragazzino“. L’idea gli è venuta leggendo la storia di un gruppo di operai polacchi che avevano occupato il loro cantiere, “e allora sono andato indietro con la memoria“. Ispirati da un prete della comunità, un gruppo di operai di un cantiere navale senza più lavoro decide di costruire una nave come affermazione della propria identità. Cos’è in fondo la nave se non la metafora di un viaggio verso mete ignote senza la certezza dell’approdo finale? Un cambiamento ci sarà in ogni caso. “Anche io me ne sono andato, non sono mai tornato“, confessa il cantante, che per scrivere la sceneggiatura si è ispirato alla sua infanzia a Wallsend, alla piccola comunità in cui viveva, alla vista del paesaggio industriale in cui è cresciuto che, ammette,“ è ancora lo sfondo dei miei sogni e dei miei incubi, ho assistito parecchie volte al varo di una nave, un evento che ha qualcosa di terrificante e apocalittico”. Al padre, suo padre, che sperava di vedere il figlio lavorare in un cantiere navale. E poi c’è lui, il ragazzo che ha mollato tutto per volare a Londra e fare il musicista: “Inconsciamente ho scritto di me“.

Non un album dalle melodie pop-rock come i precedenti. Questa volta Sting è voluto tornare alle origini, anche nella ricerca dei suoni rievocando la tradizione musicale celtica caratteristica del Nordest dell’Inghilterra. Ha voluto che i musicisti fossero di quelle parti per impersonare ancora meglio lo spirito folk. È di quelle parti, precisamente di Gateshead, anche Brian Johnson degli AC/DC, inserito nell’ambizioso lavoro con il quale Sting ha voluto rendere un particolare omaggio alla musica per il teatro coinvolgendo The Unthanks e i Wilson Brothers. “In realtà il folk è sempre stato nella mia musica, non mi ha mai abbandonato“, dice il cantante, cresciuto ascoltando dischi di musical con la madre, da Carousel a Oklahoma. Non ha mai avuto dubbi neanche per il musical che di rock non deve avere nulla e precisa: “Il rock mi piace quando è urlato, ha bisogno di volume alto“.

Il cast rimane ancora da definire – al momento è stato solo ingaggiato l’attore che impersonerà il prete, Fred Applegate – ma Gordon Sumner ha le idee chiare: il musical non dovrà essere troppo costoso né troppo tecnologico così da poter andare ovunque ed essere anche “rappresentato nelle scuole da un gruppo di attori con la chitarra“. Non un kolossal ma neanche qualcosa di troppo scontato. La sfida è anche scrivere qualcosa di innovativo senza cadere nel banale per creare una storia che duri tre ore non tre minuti come una canzone. Il cantante per una volta starà dietro le quinte e lascerà la scena ad attori veri. Unica eccezione saranno i 10 concerti che Sting terrà dal 25 settembre al 9 ottobre all’ Anspacher Theatre di New York in occasione dell’uscita dell’album. “The Last Ship si presenta come un capolavoro, è sia un’elegia e sia una celebrazione della classe operaia dei cantieri navali di Newcastle“, ha detto Oskar Eustis, direttore artistico del teatro newyorkese.

Il padre gli diede del pazzo quando decise di andarsene. Ora quel pazzo è tornato, ma chissà se è intenzionato a restare.

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