Odón device il dolce aiuto per le future mamme

Il pericoloso forcipe e la ventosahanno in passato rappresentato la soluzione clinica alle nascite difficili, cioè quando durante il parto si presentano degli ostacoli alla progressione spontanea. L’avvento delle nuove ricerche scientifiche, come la scoperta delle prime tecniche anestetiche, hanno permesso di abbandonare metodi “antichi” che comportavano alte percentuali di rischio sia per il nascituro che per la madre, optando per sistemi più sicuri ed artificiali come il parto cesareo. Bisogna evidenziare come in diverse università di ostetricia, infatti, oggi l’utilizzo del forcipe non venga più insegnato agli studenti.

La branca medica in perenne evoluzione non smette di portare innovazioni per il miglioramento delle condizioni dei pazienti e la diminuzione delle percentuali di rischio.
Recentemente è stato approvato dall’organizzazione mondiale della sanità (OMS) giudicandolo assai innovativo l’ Odón device.

Ma in cosa consiste questa novella scoperta in campo ostetrico-ginecologico?

L’ Odón device è il frutto di un’intuizione nata dal meccanico argentino da cui prende il nome che, osservando un metodo per estrarre i tappi di sughero dalle bottiglie vuote, ha rivoluzionato il mondo della medicina prenatale.
Tramite l’utilizzo di un dispositivo concepito per facilitare l’estrazione del feto in caso di complicazione durante il momento del parto, con un metodo semplice e che offre un irrisorio dispendio monetario, si può evitare l’utilizzo dei tradizionali sistemi invasivi.

Il meccanismo Odón è formato da un sacchetto gonfiabile di plastica lubrificata con doppia intercapedine collegato ad un applicatore che in maniera delicata avvolge la testa del nascituro e la aiuta a scivolare giù agevolmente lungo le pareti vaginali. La facilità di esecuzione dell’operazione attraverso questo strumento ha subito affascinato gli studiosi. Oggi infatti è già impiegato presso le strutture ospedaliere di Buenos Aires mentre in Italia si auspica di poterlo utilizzare nel corso del prossimo anno, in seguito agli studi di validazione clinica che si stanno svolgendo presso l’Università di Perugia.

«Può salvare molti bambini nei paesi poveri ed evitare molti cesarei», ha detto al New York Times Mario Merialdi, coordinatore del dipartimento di salute materna e perinatale per l’OMS.

Il giudizio dei ginecologi italiani è assai positivo: «Al contrario di forcipe e ventosa, non provoca alcun trauma perché è soffice – ha detto Antonio Starita, dirigente medico a Ginecologia ed ostetricia del San Camillo di Roma, durante l’intervista su La Repubblica – È assolutamente promettente e da verificare sul campo».

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