Oggi finiamo di mangiare pesce italiano e cominciamo ad importarlo

    Oggi, 21 aprile 2012, viene proclamato il “fish dependence day”, il “giorno della dipendenza dal pesce” per l’Italia. Sembra una specie di barzelletta e invece è una cosa piuttosto seria, perchè secondo uno studio pubblicato dalla New economics foundation e da Ocean2012 risulta che da oggi il nostro Paese non è più in grado di soddisfare alla domanda interna di prodotti ittici, e sarà costretto ad importarli dall’estero. Più precisamente, secondo i dati disponibili, in data odierna gli italiani avrebbero già consumato tutto il pesce nostrano disponibile per quest’anno, e siamo appena ad Aprile.

    Il documento (denominato proprio “Fish Dependence“) spiega come il nostro Paese produca appena il 30% del quantitativo di pesce necessario a sfamare gli appetiti dei suoi abitanti, al di sotto quindi della capacità di molti altri Paesi, e della media dell’Unione Europea che è 51%.

    Ma anche altri Stati sono vicini a questo valore: il Portogallo produce il 24%, la Spagna il 39% e la Francia il 38%, fattori che determineranno il posticipo del “fish dependence day” per l’intera Europa, che risulta previsto per il 6 luglio. La brutta notizia è che l’Italia sta producendo sempre meno prodotti ittici, passando negli ultimi 5 anni dal 34% al 30,2% odierno, causando di conseguenza un anticipo del fatidico giorno di circa un mese. Al contrario la domanda interna di tutti gli Stati cresce in continuazione, avendo tra i maggiori consumatori proprio i portoghesi, mentre nel resto della Ue il consumo è quasi raddoppiato negli ultimi 50 anni, un dato che vede l’Italia perfettamente allineata alla media, con il 108% di incremento.

    Il commento di Aniol Esteban, rappresentante dei due istituti che hanno prodotto lo studio, è oltremodo preoccupante: ”L’Ue ha una delle piu’ grandi e ricche aree di pesca al mondo ma non gestisce in modo responsabile questa ricchezza. Stiamo perdendo ogni anno milioni di euro e migliaia di posti di lavoro continuando a permettere che la pesca eccessiva persista”.

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