Omofobia in Chiesa, un prete: “Bisogna sparare in testa ai gay”

Logan Robertson

Dopo essere stati paragonati ai pedofili, alle persone che si accoppiano con gli animali, e dopo essere stati definiti un abominio di Dio, degli esseri contro natura e dei soggetti posseduti dal demonio, ora i gay finiscono nel mirino di un’altra discutibile considerazione. Quella del prete neozelandese Logan Robertson, che nel suo ultimo sermone non si è tirato indietro nel criticare e minacciare di morte le persone appartenenti alla comunità lgbtq.

Durante il suo sermone, padre Robertson ha spiegato: “La mia opinione sul matrimonio gay è che la Bibbia non lo menziona mai, quindi non sono contro il loro cosiddetto matrimonio, fintanto che un proiettile passi attraverso la loro testa nel momento esatto in cui si baciano. Perché questo è ciò di cui parliamo. Non del matrimonio gay, ma della morte dei gay!”.

Insomma, il prete battista non si esprime più di tanto nel merito del matrimonio omosessuale. A lui interessano gli omosessuali in quanto tali che, per sua considerazione, evidentemente avvalorata dai testi sacri, andrebbero sparati in testa. Un’opinione che fortunatamente è minoritaria nel suo paese, la Nuova Zelanda, che ad oggi riconosce e tutela sia i matrimoni che le adozioni per le coppie gay.

Anzi, la Nuova Zelanda è stato uno dei pionieri in questo senso: nel 2004 vennero approvate le unioni civili, mentre l’adozione da parte di coppie omosessuali è legale già dal 2007 (con una disciplina che è andata completandosi in alcune sue parti nel più recente 2013).

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