OPEC: non possiamo contrastare la speculazione

    Dopo la riunione di due giorni fà, a Quito, dei Paesi produttori di petrolio, appartenenti all’OPEC, il segretario dell’organizzazione Abdullah al-Badri chiarisce il senso della decisione di lasciare invariata la produzione e l’azione prossima futura.

    L’OPEC, secondo al-Badri, sarebbe responsabile, in quanto eviterebbe di fare schizzare il prezzo al barile a 100 dollari, chiudendo i rubinetti, cosa che non accadrà.

    Ma è sibillino sull’atteggiamento che l’OPEC stessa avrà nei prossimi mesi, in caso di eccessivo rialzo dei prezzi.

    Secondo il segretario, non è possibile contrastare da parte del cartello la speculazione internazionale, pertanto se i prezzi dovessero schizzare a 147 dollari al barile, come accadde nel 2008, nel periodo appena precedente la crisi, non si potrà agire.

    Il significato, apparentemente scontato dell’affermazione, in teoria esatta, sta nel fatto che, in sostanza, l’OPEC, pur non facendo al momento pressioni al rialzo sui prezzi, non interverrà per frenarli, nel caso sciagurato di un boom.

    I Paesi importatori sono avvisati; non ci sarà l’aiutino.

    Sul tavolo dei forum internazionali, si è parlato spesso, soprattutto in tempi di eccessivi rialzi dei prezzi delle commodities, degli strumenti finanziari adeguati, per frenare la speculazione.

    Ad oggi, i risultati sono deludenti.

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