Ordine da Bruxelles: deficit sotto il 3% entro il 2013

    Dalla capitale belga, dove si è tenuto il vertice del Consiglio UE, che ha raccolto tutti i capi di stato e di governo dell’Unione, è partito perentorio un ordine, che sembra destinato ad essere rispettato, stavolta, costi quel che costi.

    Nel documento finale approvato il venerdì sera, ci si impegna a raggiungere l’obiettivo di un rapporto tra defict e pil, sotto il 3%, nel 2013.

    L’obiettivo è lo stesso previsto, addirittura nel 1992, con il Trattato di Maastricht, che istituì il percorso di arrivo a tappe dell’euro. Poi seguì il Patto di Stabilità, che ebbe il compito di regolare e far convergere le politiche di bilancio dei Paesi dell’area Euro, evitando un rilassamento finanziario, subito dopo gli sforzi necessari a raggiungere l’obiettivo della moneta unica.

    In realtà, complice una congiuntura economica poco favorevole al Vecchio Continente, la stessa rigorosa Germania sforò, insieme a quasi tutti gli stati dell’Eurozona, i parametri del Patto; ma il vero boom del disavanzo si è raggiunto in questi ultimi due anni, in seguito alla recessione mondiale, che ha fatto volare il rapporto deficit/pil di tutti i Paesi, con punte anche dell’11-12%, come in Gran Bretagna (che però non appartiene all’area Euro), escludendo le già note Grecia e Irlanda.

    L’Italia, con un debito altissimo, rispetto alla media UE, ha mantenuto il rapporto deficit/pil a livelli, tutto sommato, accettabili, con un picco del +5,3%, nel 2009, contro percentuali ben più drammatiche altrove.

    Il nostro Paese si è impegnato a rientrare sotto il 3%, entro il 2012, un anno prima della data ultima prevista per tutti.

    Secondo la Commissione UE, tuttavia, nel 2012 l’Italia centrerebbe solo un +3,6%, rendendosi, forse, necessaria una manovra correttiva, entro il prossimo biennio.

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