Otto anni dall’addio a George Best, la leggenda nord-irlandese

Il 25 Novembre del 2005 è il giorno che segna la fine di una delle leggende calcistiche britanniche: George Best. L’ala sinistra, dotata di corsa e grandi numeri, non sopravvive ad un’infezione polmonare, aggravatasi nel corso del tempo a causa dei grandi vizi del nord-irlandese.

Una carriera colma di soddisfazioni, iniziata per merito di una geniale visione degli osservatori del Manchester United. E’ bastata un’occhiata per accorgersi dello straordinario talento di George, il cui modo di giocare a calcio ha letteralmente fatto innamorare Busby, allora allenatore dello United. Approda nella Manchester capitale del calcio, sotto la guida di uno dei migliori allenatori della storia e impara dai grandi del calcio, quelli che già da un po’ di tempo lo studiavano al vero Old Trafford: Bobby Charlton, Brennan, Foulkes e molti altri.

Da grandi maestri a grandi numeri, quelli che accompagnano il “quinto Beatle” (così chiamato vista la somiglianza estetica con i membri del gruppo che più spopolava in Inghilterra) nella sua leggendaria carriera: 137 gol in 361 presenze coi Red Devils, con cui vince tutto. Il suo palmarès, composto da una coppa d’Inghilterra, due campionati, due Charity Shield ed una Coppa dei Campioni, si arricchisce ulteriormente con un Pallone d’Oro che lo consacra uno dei giocatori più forti del XX secolo.

All’intramontabile talento, si affianca tuttavia una scarsa capacità di gestire il denaro: donne, alcol e macchine di lusso sono la sua vita e si lascia ufficialmente cadere ai piedi del vizio e della lussuria. Non è un caso se George ha condotto la propria esistenza seguendo questa filosofia totalmente personale, secondo la quale cogliere l’attimo è fondamentale e opporre resistenza alla tentazione è futile.

La morte della leggenda è seguita da blasoni e idolatrazioni nazionali. Non sono di certo mancate le discussioni circa lo stile di vita del giocatore, totalmente in contrasto con il mondo sportivo, che hanno visto il susseguirsi di accuse a famose testate giornalistiche. La tanto famosa quanto dubbia frase “Don’t die like me” è sempre parsa come un’invenzione dei giornali, visti i pochissimi ripensamenti di George riguardo a tutto ciò che ha fatto in vita.

Per quanto riguarda la sua divinizzazione, Best è diventato un modello per una generazione di giovani calciatori e non solo, è riuscito anche ad ottenere un posto in prima linea tra gli idoli nazionali dell’Irlanda del Nord. Lo stesso aeroporto di Belfast, capitale dell’ “Irlanda britannica”, porta proprio il suo nome e risulta l’unica costruzione intitolata ad un calciatore.

Una vita all’insegna del divertimento quella di Best, accompagnata spesso da gravi errori, specie con le donne. Basti pensare che, dopo aver portato a letto la moglie di un suo ex avvocato, questi incarica un serial killer di ucciderlo. Lo salva per l’ennesima volta il grande talento e l’amore del popolo britannico. Alla vista della foto, infatti, il killer si rifiuta di fargli del male, motivando la sua risposta aggiungendo: “Mi spiace, ma io non tocco le gambe di George Best!”.

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