Partenza bruciante per “Servizio Pubblico” e si riapre la polemica contro la Rai lottizzata

    Michele Santoro è tornato alla grande, spopolando sul web, sulle tv locali e sul satellite. I dati Auditel della prima puntata di “Servizio Pubblico” rivelano una partenza più che soddisfacente, attestandosi su 3 milioni di telespettatori e 13% di share, che confrontati con la media complessiva dell’ascolto di AnnoZero su Rai2, che rimane superiore, danno comunque il segnale di un qualcosa che è nato bene ma che può ancora crescere. Un record però è stato già stabilito, dai dati risulterebbe infatti che la trasmissione è stata l’evento “live” più seguito di sempre su iPhone e iPad in Italia, con un picco di 4mila utenti in contemporanea. Il dibattito in studio si è attestato su ritmi meno sostenuti rispetto al passato, ben 3 ore e mezzo di durata e discussioni anche animate ma senza siparietti volgari e/o polemici, più che altro per la mancanza in studio di elementi specializzati nell’arte del “disturbo televisivo”, spesso incarnati in passato da politicanti o giornalisti, in genere tutti della stessa, fin troppo nota, “fazione”. Oltre ai servizi “shock” sulle vicende giudiziarie d’attualità, ai “redivivi” Marco Travaglio e Vauro, i protagonisti della serata sono stati Luigi de Magistris e Diego Della Valle, incalzati dalle domande del pubblico “indignato” e di alcuni giornalisti, tra cui è spiccata la presenza di Luisella Costamagna, reduce da un improvviso (ed inspiegabile) allontanamento da La7, evento che ha lasciato estremamente contrariati gli spettatori, tanto che nelle scorse settimane avevano scritto dei messaggi sulla pagina Facebook della trasmissione, caldeggiando il suo inserimento nello staff.

    E così all’indomani della messa in onda, ripartono le frizioni in Rai, quando il consigliere Giorgio Van Straten commenta che l’azienda di Viale Mazzini ha fatto un vero e proprio autogol perdendo Michele Santoro: “Come sosteniamo da mesi con i colleghi Rizzo Nervo e De Laurentis, varrebbe la pena che chi di dovere facesse autocritica e rinunciasse a compiacere un presidente del consiglio oltretutto in uscita, offrendo a Santoro uno spazio su una nostra rete generalista“.

    Anche il leader di Italia dei Valori ha scritto direttamente al presidente Rai, Paolo Garimberti, rimarcando che è palese l’esistenza di un grande pubblico che adora i giornalisti che riescono a svincolarsi dai “padroni” ed interfacciarsi direttamente con chi osserva la loro produzione finale. Nella nota il servizio pubblico radiotelevisivo viene definito “svuotato e mortificato” dalle continue ingerenze della politica: “I vertici della Rai non possono continuare a ignorare tutto questo. Così facendo si rischia di mandare allo sfascio la principale azienda culturale e d’informazione del Paese” conclude Antonio Di Pietro. Anche David Sassoli, presidente degli eurodeputati del Pd, nonchè ex-giornalista Rai, è categorico nell’indicare un progressivo degrado per l’azienda di viale Mazzini, definendola addirittura “al capolinea” e deplorando una gestione che ha permesso un piccolo “esodo” che negli ultimi mesi ha visto protagonisti dei grandi professionisti, compreso Santoro. Per Nichi Vendola l’exploit della trasmissione indica che “non è possibile mettere il bavaglio a chi ha idee e qualcosa da dire”. Il leader di Sel si spinge a prendere degli impegni per l’eventuale futuro governo del centrosinistra: in primis una “moderna ed efficace” legge sul il conflitto di interessi e per secondo “il ritorno alla Rai di tutti coloro che sono stati cacciati in questi anni tristi di berlusconismo“.

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    Anche il presidente della Federazione Nazionale Stampa Italiana, Roberto Natale, è stato durissimo nei confronti dell’azienda pubblica, ricordando l’annunciato sciopero del sindacato Usigrai e parlando di “vergogna” per la condotta della Rai: “Oggi è un giorno bellissimo per la libertà di informazione, il successo della trasmissione di Michele Santoro anche in tema di ascolti dice che certi bavagli non possono più essere sopportati, anche se i censori continuano a lavorare“.

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