PDL nel caos. E’ tutti contro tutti

    Secondo le indiscrezioni delle scorse settimane, sarebbe dovuto essere oggi l’annuncio roboante della svolta di enorme importanza che il segretario Angelino Alfano e il presidente Silvio Berlusconi avrebbero dovuto fare. A quasi due settimane dal primo turno delle elezioni amministrative, Alfano lo aveva promesso: dopo i ballottaggi annunceremo una grande novità, che sarà il fatto politico più importante dalla discesa in campo di Berlusconi nel ’94. E solo due giorni fa, commentando a freddo i dati disastrosi sullo squagliamento del PDL ai ballottaggi, il segretario aveva ribadito che non appena si fosse diradato il fumo delle macerie delle amministrative, sarebbe stata annunciata agli italiani la novità che ci si attende da mesi, dando vita a una nuova offerta politica.

    Ma più di un elemento corre a farci prevedere un rinvio dell’annuncio di chicchessia. Anzitutto, il clima di rissa dentro al partito, che difficilmente è compatibile con l’offerta agli elettori di una svolta positiva. Secondariamente, il rinvio della riunione tra il presidente Berlusconi e lo stato maggiore del PDL, che lascia intravedere le difficoltà del caso e la volontà di ragionarci meglio sopra, alla ricerca di una soluzione non improvvisata. Terzo, il fatto che forse si preferisca proclamare una cesura col passato un pò più in là, quando il clima generale si sarà un pò rasserenato, rispetto ai dati allarmanti delle elezioni.

    Ma la situazione resta molto più difficile del previsto. Questa mattina è stato il coordinatore Ignazio La Russa a minacciare la creazione di un gruppo autonomo degli ex An, qualora Scajola, Pisanu e Frattini continuassero nelle loro critiche contro l’ala destra del partito. La Russa precisa che non si tratterebbe di una minaccia, ma al contrario della volontà di ribadire che nessuno tra gli ex An vuole lasciare il PDL. Tuttavia, continua il coordinatore, non è accettabile il clima di attacchi e invettive di parte del PDL verso un’altra. Una presa di posizione, che evidenzia le difficoltà e l’incapacità di Alfano di portare alla sintesi un partito totalmente allo sbando. La sensazione è che il segretario non abbia minimamente il polso della situazione e non riesca a trovare punti di convergenza tra le varie anime, rischiando, anzi, di esacerbare lo scontro tra di esse.

    Da Bruxelles, dove ha partecipato al vertice del PPE, Berlusconi ha ribadito che non ha intenzione di ricandidarsi a premier, addirittura, palesando anche la volontà di lasciare la politica, nel caso in cui non ci fosse più bisogno della sua figura. E gli fa in parte eco un (ex?) berlusconiano doc, Giorgio Stracquadanio, il quale gli ha chiesto a mezzo stampa ufficialmente di ritirarsi a vita privata, come ha fatto Sarkozy.

    Secondo Stracquadanio, Berlusconi ha fatto tanto, ha rappresentato l’ultimo ventennio della politica italiana, ma sarebbe ingeneroso pretendere che ancora possa dare di più. Una proposta, quella del parlamentare, che sembra tutt’altro che un’idea pacifica. Non si esclude, infatti, che i trenta firmatari della famosa lettera in cui Pisanu e la sua corrente hanno chiesto una svolta centrista al partito, possano fare un appello ufficiale al loro attuale leader, affinché lasci, per dare spazio, così, a un’intesa con Casini, il quale a sua volta chiede come pre-condizione per trattare un’alleanza che Berlusconi nemmeno si ricandidi in Parlamento.

    Se ciò avvenisse, sarebbe davvero la separazione tra l’ala centrista e il resto del partito, anche perché gli ex An non avrebbero intenzione di abbandonare il partito, mentre lo stesso presidente medita una lista personale, in grado di raccogliere il consenso del nocciolo duro dei berlusconiani.

    Il tutto è condito dall’ipotesi di Alfano e del leader di “spacchettare” il PDL in più liste, tali da avere ciascuna una fetta di elettorato di riferimento, non lasciando nulla al non voto o alla sinistra.

    Tutte ipotesi che sembrano lontane dall’essere realizzate, soprattutto, lontanissime dal portare un risultato concreto positivo. L’idea è che per la prima volta il centro-destra non sappia davvero cosa fare di sé stesso. Il partito è nel caos più assoluto e la mancata fuga di parlamentari si ha solo al momento per i risultati per nulla entusiasmanti ottenuti dalle altre formazioni, UDC in testa.

    Ma il clima di tutti contro tutti non fa che allontanare l’elettorato residuo, creando un circolo vizioso, che non sembra finire mai. Il dilemma è che pochi anche nel PDL vorrebbero un ritorno del vecchio capo, perché temono di essere azzoppati nelle loro aspirazioni e di perdere consenso. Ma senza Berlusconi non solo il PDL è rimasto senza voti, ma regna lo scontro più incomprensibile, una sorta di anarchia che porterà certamente alla scomparsa del partito per estinzione elettorale.

    La mancanza di alternative politiche nella stessa area moderata fino ad oggi ha fatto un pò da barriera per eventuali crolli, ma le elezioni amministrative e gli stessi sondaggi hanno dimostrato che il PDL rischia di essere il più grande donatore di voti per Beppe Grillo. L’elettorato moderato è arrabbiato. Grillo non rappresenta le sue idee, ma la sua rabbia sì.

     

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