Pensare e risolvere i problemi: come i videogiochi ci sono di aiuto

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Come i videogiochi ci sono di aiuto

Non che sia una realtà poi così nuova o una scoperta così incredibile, eppure la scienza non fa che confermarlo: i videogiochi possono davvero esserci d’aiuto nel migliorare la nostra capacità di pensare e anche nel risolvere più velocemente (e più efficacemente) i problemi. Videogiochi come arma per potenziare le capacità intellettive, quindi? Perché no, a questo punto!

A ricordarci il legame molto stretto che scorre tra i videogame e il cervello ci sono diversi studi, condotti in varie parti d’Europa sia a titolo individualistico che nel contesto di un team. Questi studi, quasi tutti basati su dei test condotti su vari videogamers, hanno permesso di appurare che i videogiochi potenziano la regione del cervello deputata a gestire il cosiddetto “orientamento spaziale”; inoltre da questi studi è emerso che i videogiochi aumentano la memoria e potenziano persino le capacità motorie. I giochi online come il blackjack possono favorire la comprensione di concetti matematici come la probabilità e la statistica.

Nel Vecchio Continente sono state portate avanti molte indagini su questo fronte, ma anche dagli Stati Uniti sono riusciti a venir fuori dei risultati degni di nota (come lo studio dell’Università di Rochester, che anche in quel caso appurò il nesso tra videogiochi e migliore capacità di apprendimento).

Il che significa, in parole povere, che il gioco non andrebbe demonizzato così come siamo portati a fare. Tra l’altro queste ricerche non hanno mai fatto una distinzione precisa tra un gioco fatto nel contesto di una console e un gioco sperimentato al computer, quindi qualsiasi tipo di videogame, a questo punto, pare in grado di produrre dei benefici.

Ron Stolberg, autorevole psicologo clinico e professore associato presso la Alliant International University di San Diego, nel suo libro Imparare a pensare, scrisse che i videogiochi insegnano ai ragazzi a darsi degli obiettivi ragionevoli e a capire l’importanza dei vantaggi che potrebbero ottenere qualora questi obiettivi dovessero essere raggiunti. Ecco, sarebbe proprio questo meccanismo, che è poi alla base di un qualunque videogame, a generare tutta quella rosa di benefici psicofisici visti poc’anzi.

E’ chiaro però che tutte queste raccomandazioni valgono nel limite del buon senso, in quanto giocare h24 e a discapito delle relazioni sociali non può certo essere considerata un’abitudine sana. Ron Stolberg, a questo proposito, ha sempre tenuto a precisare che i videogiochi vanno bene se non usati come una valvola di sfogo, se non sono insomma la risposta a un disagio o un modo per soppiantare la vita sociale. E il discorso, ancora una volta, è sempre quello: il giusto sta sempre nel mezzo delle cose!

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