Perché Berlusconi non è stato sconfitto

«Penso si sia chiusa una stagione politica, che mercoledì scorso si siano chiusi vent’anni in modo politico. Con un confronto politico molto forte, Berlusconi ha chiesto e cercato di far cadere il Governo e non ci è riuscito, perché il Parlamento è in sintonia con il Paese. […] La pagina è sicuramente voltata in modo definitivo. Alfano oggi mi pare che abbia assunto una leadership molto forte e molto marcata. È stato sfidato e ha vinto la partita».

Il romanzo sulla fine di Berlusconi e del berlusconismo si è arricchito di un nuovo capitolo, quello scritto dal Premier Enrico Letta durante l’intervista di Maria Latella, andata in onda ieri su SkyTg24. Un romanzo mai completato, in bozza dal 17 gennaio 1995. Da quel giorno, con cadenza variabile in base agli scenari politici, la fine di Berlusconi è il tema più dibattuto sulle prime pagine dei quotidiani, nei salotti tv e in Rete.

Ancora una volta, oggi, ci ritroviamo a parlarne e scriverne dopo avergli visto aprire una crisi, con le dimissioni dei ministri del Popolo della Libertà, e – a sorpresa – votare la fiducia al Governo Letta.
«Alfano ha spaccato il partito», «La fine di un ventennio», «I falchi hanno avuto la meglio»: titoli e considerazioni che delineano chiaramente una situazione politica che chiara – invece – non è.

La realtà dei fatti è che in Parlamento il Pdl è ancora un gruppo unico e che Alfano non saprà mai in quanti avrebbero votato palesemente la sua linea. Perché quella che viene definita come sconfitta di Berlusconi in realtà è un pareggio a reti inviolate. Fallito il tentativo di far cadere il Governo, il Cavaliere ha impedito al segretario del Pdl di toccare con mano la fedeltà dei dissidenti e ha rimandato la sfida.
L’obiettivo di Berlusconi è, ora, quello di serrare le fila e ricompattarsi in vista delle prossime elezioni, quando potrà sottoporre se stesso e Alfano al giudizio degli elettori. E scrivere un nuovo capitolo.

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