Perché tutti vogliono incubare una startup?

Sognando l’America: un esercito di giovani startupper che sogna di trasferirsi nei più rinomati acceleratori della Silicon Valley e sfondare con la propria idea oltreoceano, attirando magari anche gli investimenti e il capitale di qualche Business Angel interessato. Per la verità, sono tanti anche quelli che decidono di insediare la propria attività negli hub italiani: già perché anche nello stivale, negli ultimi anni, la tendenza dei nuovi business (specie quelli più innovativi) è di cercare di inserirsi in progetti aggregativi di questo tipo; sono sempre di più le startup a richiedere, tramite bandi, startup competition o altre iniziative, l’accesso agli incubatori o ai parchi scientifici tecnologici italiani. Come ci si spiega tale fenomeno? Cosa spinge un aspirante imprenditore a propendere verso questa soluzione? Ecco alcuni fattori determinanti.

Partire senza paura, con l’ausilio di un professionista affermato

Stabilire il proprio business in una struttura consolidata, in un certo senso, almeno a livello psicologico diminuisce la percezione del rischio e la paura del fallimento. In un ecosistema alquanto fragile, nel quale 8 imprese su 10 tendono a fallire entro i primi tre anni e dove non esiste purtroppo ancora una cultura del fallimento costruttivo, la possibilità di usufruire degli spazi e dell’assistenza di un ente specializzato nella creazione d’impresa equivale a una maggiore probabilità di sopravvivenza e di crescita. Inconsciamente, l’ottimismo per una buona riuscita d’impresa aumenta e al contempo ci si sente ovattati, protetti dalle insidie dei mercati esterni (questo almeno per i primi periodi). In effetti è proprio così, perché spesso i programmi di “incubazione” di queste strutture prevedono agevolazioni finanziarie per i primi 3 anni, percorsi di formazione e altre metodologie di consulenza o assistenza (legale, amministrativa, burocratica ecc..). L’imprenditore ha così il tempo per pensare quasi solo ed esclusivamente allo sviluppo del proprio prodotto/servizio.

Fare rete, trovare nelle relazioni le risposte ai propri bisogni e crescere

Il networking: la possibilità di fare rete assieme ad altre realtà imprenditoriali simili alle nostre, scambiarsi conoscenze e informazioni, collaborare insieme a progetti di ricerca o in altri bandi di finanziamento. Opportunità di sinergie e collaborazioni ancora ben poco sfruttate dalle startup italiane, complice forse la mentalità ancora piuttosto chiusa che accompagna il fare impresa di questo paese, ma che i parchi tecnologici e gli incubatori stanno cercando di sviluppare e favorire in tutti i modi, attraverso ad esempio la realizzazione di uffici open space o spazi di coworking. La loro è una funzione di animazione tecnologica.

L’autorevolezza della struttura ha un peso fondamentale

Infine, anche l’immagine trasmessa all’esterno e la referenza contano: potersi presentare sotto un cappello autorevole e di prestigio davanti ad un ipotetico finanziatore (così come a un partner o a un potenziale futuro cliente) aumenta di conseguenza la propria credibilità e la reputazione. Un matching effettuato in una sala riunioni di un parco tecnologico ha un impatto diverso da un incontro organizzato in un garage o in uno scantinato; ma al di là della professionalità trasmessa, un ente di questo tipo costituisce una vera e propria referenza verso l’esterno: infatti, oltre a conoscere i canali più idonei al reperimento di risorse, per la startup rappresenta una miniera di opportunità e potenziali contatti attivabili all’interno del proprio mercato di riferimento.

[credits foto: goldengroup.bz]

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