Petrolio, è preoccupazione sulle quotazioni

Ultimo mese negativo per le borse europee, in balia delle discussioni negli Stati Uniti sull’innalzamento del debito: a quattro giorni dalla data del cosiddetto “default tecnico”, le trattative tra Democratici e Repubblicani sono ancora ferme.
Così borse europee immobili, Piazza Affari si allinea alle loro debolezze, chiudendo, ieri sera, il controvalore degli scambi in forte calo: sul mercato valutario l’euro tratta a 1,35665 con il dollaro e a 133,27 yen, in rapporto allo scambio Dollaro/yen a 98,245.

Il petrolio, invece, tratta a 102,11 dollari al barile,registrando uno +0,09%.

Lo scenario è drammatico, perché il prezzo del petrolio si trova in un range compreso tra i 90 e i 100 dollari al barile, ovvero al livello in cui si trovava all’inizio del 2008.
Lo scenario è drammatico perché sembra l’incubo di un eterno ritorno: la mega bolla speculativa che riguarda il petrolio va avanti dal 2008, da quando cioè il prezzo del greggio è passato, nel periodo febbraio-luglio dello stesso anno, da 90 dollari a 147 dollari, top storico.

Dopo l’estate 2008 la bolla speculativa si è sgonfiata in modo altrettanto drammatico in conseguenza alla devastante crisi economico-finanziaria che ha inciso sui consumi energetici globali.

Da quel momento, il crollo delle borse ha significato crollo delle economie, crollo dei consumi, crisi bancaria e credit crunch. Tra il 2010 e il 2011 il mondo occidentale stava ancora cercando di uscire dalla Grande Recessione, ma dal 2012 ad oggi le economie americane, sud europee ed asiatiche sono rimaste intrappolate in un eccesso di indebitamento e Pil in contrazione, che ha tutt’ora effetti su debiti sovrani, disoccupazione molto alta e consumi più che dimezzati.

[Fonte: www.borsaitaliana.it]

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