Philip Seymour Hoffman, incerto il destino di Hunger Games

La notizia della morte di Philip Seymour Hoffman ha lasciato il mondo senza parole. Tweet e messaggi hanno invaso letteralmente il web e i maggiori social network con disperate frasi di cordoglio. Tutto ci si sarebbe aspettato fuorché dovere metabolizzare una notizia tanto drammatica e indigesta. Hollywood ha perso un pezzo importantissimo della sua storia; Hoffman era, ed è, considerato uno degli attori più ricchi di talento della sua generazione.

Sembra quasi inutile rievocare i suoi successi, citarli pedissequamente come fa una pagina qualunque di Wikipedia ma purtroppo commemorarli rappresenta l’unico modo per lasciare andare via per sempre la figura di un grandissimo artista. Come dimenticare il suo esordio in Woman – Profumo di donna, e poi, Boogie Nights, Il grande Lebowsky, Magnolia e il ruolo di Truman Capote che nel 2006 gli fece guadagnare il premio Oscar.

Di recente l’attore era impegnato nelle riprese di Hunger Games al fianco del premio Oscar Jennifer Lawrence ed il suo personaggio rappresentava una delle chiavi principali della narrazione. L’ambiguo Plutarch Heavensbee è parte integrante della sceneggiatura del capitolo finale della saga attualmente in produzione; esso verrà diviso in due parti al cinema, dove approderà verso la fine del 2014 o gli inizi del 2015. Passato un primo momento di incertezza sui risvolti del film diretto da Gary Ross, si è appreso che i dirigenti della Lionsgate si sono già riuniti per decidere il da farsi; TheWrap riporta che le riprese di Hoffman per la prima parte del film sono già state concluse ma che mancavano solo sette giorni per completare il lavoro riguardante la parte numero due; è molto probabile però che l’inaspettato decesso non provocherà alcun rinvio della data d’uscita e che non sarà necessario stravolgere né la trama né il suo ultimo ruolo.

Una vita di successi quella di Philip Seymour Hoffman; una esistenza fatta di soddisfazioni e riconoscimenti ma probabilmente mal coniugata con la sua quotidianità, che si apprende essere lontana dall’idillio di una carriera da stella. L’attore era scivolato di nuovo nel tunnel dell’eroina dopo più di vent’anni di astinenza e un recente periodo di disintossicazione. Ed è cosi che vola via l’anima del Conte (I love Radio Rock): lieve come un soffio di vento in una mattina d’inverno, come un bianco fazzoletto d’addio che si perde a sorpresa nel giorno.

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