Porcellum incostituzionale, ora i partiti devono scegliere

Dopo la bocciatura del Porcellum, la classe politica italiana si ritrova tutta attorno ad un tavolo da poker. Le carte migliori sono in mano a Forza Italia e Movimento 5 Stelle. Può solo tentare il bluff, invece, quello che probabilmente sarà il nuovo segretario del Partito Democratico, Matteo Renzi.

Un quadro politico in assoluto fermento che non accenna a trovare pace. Prima la decadenza di Berlusconi, con uscita dal Governo di larghe intese da parte dell’Araba Fenice Forza Italia e la creazione della costola del Nuovo centrodestra del vicepremier Angelino Alfano. Quando sembrava che si potessero concentrare tutte le attenzioni sulle primarie di domenica del Pd – quelle in salsa verde della Lega previste per domani sembra proprio che non abbiano il giusto appeal – ecco la sentenza della Corte costituzionale con la quale è stato dichiarato illegittimo il Porcellum.

E adesso? Dopo la sbornia da dichiarazioni di mercoledì pomeriggio, non appena i 15 giudici costituzionali hanno sparigliato il tappeto verde del tavolo da gioco, ora è giunto il momento delle nuove strategie.

Il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, ha espresso la propria opinione in modo chiaro: maggioritario. E di questo i partiti dovranno tener conto.

Ma un’avvisaglia di ciò che può succedere prima della “crisi pilotata”, con annesso voto di fiducia per il Governo Letta, prima alla Camera e poi al Senato, nella giornata dell’11 dicembre, l’hanno fornita ieri mattina i deputati pentastellati. Un duro botta e risposta con la Presidente della Camera, Laura Boldrini, a seguito della bocciatura di Montecitorio della richiesta di convocazione della conferenza dei capigruppo al fine di calendarizzare la riforma della Legge elettorale. Per protesta i deputati del M5S hanno abbandonato l’emiciclo. Non prima, però, di aver lanciato la bomba, scoprendo forse troppo repentinamente le carte, gesto tipico di giocatori di poker alle prime armi: Mattarellum e quindi dimissioni di massa per “obbligare moralmente” il Presidente della Repubblica a sciogliere il Parlamento e andare al voto al massimo entro i primi di marzo.

Probabili alleati dei grillini in questa ulteriore campagna destabilizzante per le Istituzioni e l’intera classe politica, gli azzurri di Forza Italia. Lo stesso Berlusconi, infatti, ha dato una sorta di via libera al ritorno del Mattarellum. L’obiettivo è duplice: uccidere politicamente nella culla Ncd e mettere fine al Governo Letta, facendo dimettere in massa anche i parlamentari di Forza Italia.

In casa Pd, l’attenzione verso le Primarie continua a scemare pericolosamente. Un eventuale flop della partecipazione significherebbe eleggere un segretario zoppo. E qui si aprirebbero nuovi scenari. Renzi, infatti, ha fiutato il pericolo e continua a martellare i suoi sodali chiedendogli di moltiplicare gli sforzi per portare più gente possibile alle urne domenica prossima. Intanto, ha già posto alcune condizioni per la riforma elettorale. “Non si può tornare a meccanismi elettorali da Prima Repubblica”, ha tuonato. Preferendo il doppio turno di collegio o comunque una Legge elettorale che salvaguardi il bipolarismo ed impedisca, attraverso un sistema proporzionale con preferenze, l’istituzionalizzazione delle larghe intese. Per centrare l’obiettivo deve ricercare, a tutti i costi, l’appoggio del Premier, “l’amico” Enrico Letta, e del suo vice, Angelino Alfano. E sperare che la discussione sulla modifica del sistema elettorale passi dal Senato alla Camera, dove potrebbe essere molto più semplice lavorare alla sua modifica. In cambio, però, potrebbe dover dire addio alle elezioni in primavera. Un’eventuale successo dell’Esecutivo potrebbe anche precludergli la strada verso Palazzo Chigi nel 2015, se a quel punto Letta dovesse mollare la barra del comando.

E i centristi si trovano a metà del guado. Sembrano non poter incidere più di tanto in questa partita.
Le incognite sono tante e gli scenari molteplici. Ma resta un dato di fondo incontrovertibile: le carte migliori sono in mano alle due maggiori opposizioni presenti in Parlamento.

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