Poste, Saccomanni spinge per la privatizzazione

Fabrizio Saccomanni, ministro dell’Economia ha annunciato l’intenzione di dare il via al pacchetto di privatizzazioni delle società statali. Il provvedimento, qualora andasse in porto, porterebbe nelle casse dello Stato un tesoretto utile ad assestare i conti pubblici.

Prima privatizzazione prevista quella di Poste Italiane Spa, che già negli anni passati quotandosi in borsa aveva in parte iniziato questo processo. Oggi è intenzione del governo mettere sul mercato il 40% della società; l’incontro che è parso stavolta decisivo per avviare il provvedimento è stato presieduto dal sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Filippo Patroni Griffi e dal viceministro dello Sviluppo economico con delega alle telecomunicazioni, Antonio Catricalà.

Il progetto di privatizzare le Poste non è una novità. A dicembre Enrico Letta aveva annunciato la vendita di quote del gruppo già a partire dal 2014, nell’ambito del piano di privatizzazioni da 12 miliardi messo a punto per ridurre il debito pubblico. In ogni caso si dovrebbe trattare di una quota di minoranza. La partecipazione che sarà messa sul mercato, secondo le indiscrezioni riportate da fonti governative all’agenzia Reuters, sarà pari al 30-40 per cento.

Le Poste hanno sempre rappresentato un banco di sperimentazione per il pubblico dal decreto Prodi in poi, muovendosi con anticipo sul mercato ed evolvendosi di continuo, offrendo servizi sempre più ampi; con Passera e in seguito Sarmi amministratori delegati, le Poste non solo sono entrate in borsa, ma hanno ampliato la loro gamma di prestazioni, dalle carte prepagate alla posta certificata per i servizi della pubblica amministrazione, fino ad acquisire parte dei corrieri Bartolini formando la Sda Express. Poste diventa perciò per la sua flessibilità il candidato ideale ad aprire la strada delle privatizzazioni

Questa delicata seppure necessaria fase, rimandata più volte, aveva visto avanzate varie proposte tra le quali la più significativa era quella di vendere esclusivamente alcune parti del gruppo, BancoPoste in primis, proposta però accantonata perchè ritenuta pericolosa per l’equilibrio della società.

Ristabilito nei mesi scorsi il Comitato privatizzazioni presso il Ministero dell’Economia e delle Finanze, preme al governo adesso spingere per la vendita nel più breve tempo possibile, seppur ostacolato dall’attenzione dedicata in questo momento alla legge elettorale e alle riforme istituzionali.

Se il progetto andrà in porto, stessa sorte delle Poste toccherà in futuro a Enav, Stm, Fincantieri, Cdp Reti, al gasdotto Tag e al 3% di Eni. Tutte quote importanti ma non maggioritarie, che di fatto permetterebbero allo Stato di continuare a essere azionista di maggioranza pur guadagnando da questa cessione parziale.
Numerosi i dissensi di coloro che temono che lo Stato perda il controllo effettivo delle società, dovendo cedere alle pretese dei privati, rischiando di cedere più delle quote dichiarate. Paura infondata secondo i membri dell’Esecutivo; staremo a vedere nei prossimi mesi.

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