Primarie Centro Sinistra: è Renzi lo sconfitto o il vincitore?

Rileggendo i dati dopo il primo turno delle Primarie svoltosi per eleggere il candidato a premier del centro-sinistra, la domanda più importante a cui rispondere è la seguente:

Matteo Renzi ne esce come sconfitto o trionfatore?

E’ vero, le percentuali ci raccontano comunque di una vittoria abbastanza netta di Bersani (in attesa del ballottaggio), ma non dobbiamo dimenticarci che da una parte c’era il segretario del primo partito italiano per consensi, con tutto l’apparato storico e non a sostenerlo soprattutto al Sud, dall’altra un sindaco di una città nobile e stupenda, ma di appena 400 mila abitanti. D’accordo negli ultimi 2 mesi Renzi era ovunque, in tv e sui giornali, ma di certo in 60 giorni non si possono recuperare consensi radicatisi in anni e anni di attività politica a livello istituzionale.

Davvero il sindaco di Firenze era così convinto di vincere da dichiarare di non voler alcun ruolo nel prossimo Governo se fosse uscito sconfitto dalle Primarie, oppure considera il risultato comunque un ottimo biglietto da visita che lo porterà entro qualche anno a ricoprire un ruolo importante nel centro-sinistra italiano?

Fa specie intanto il risultato di Vendola, anche lui politico da tanto tempo, che prende molti meno consensi dello stesso Renzi. Da una parte è scoraggiante per i lavoratori italiani, che l’unico candidato di sinistra che s’impegnava ad abolire le ultime leggi che in Italia hanno facilitato i licenziamenti individuali e collettivi, precarizzando il mercato del lavoro in maniera evidente, vada così male, dall’altra rappresenta però un altro segnale forte per lo stesso sindaco di Firenze, perché riesce a prendere più del doppio dei voti di uno che è leader di un’intera formazione politica (Sel).

Il successo bulgaro in Toscana infine, cioè dove i cittadini lo conoscono direttamente per il suo lavoro, sembra un ulteriore riscontro positivo. Fosse stato meno “liberista” in alcune sue proposte, forse ce l’avrebbe fatta: ad esempio sostenere la riforma Ichino sul mondo del lavoro è troppo lontano dalla classe operaia ed impiegatizia italiana, e questo Renzi non l’ha capito!

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