Processo Meredith, la Difesa di Sollecito contro la Corte

L’avvocato Giulia Bongiorno chiede l’assoluzione per Raffaele Sollecito ed Amanda Knox, imputati per l’omicidio di Meredith Kercher del primo novembre 2007.
Durante l’arringa del 30 gennaio, durata più di sei ore, il legale ha ripercorso i fatti di quella notte, ribadendo più e più volte l’innocenza del suo assistito.

Raffaele, in aula accanto al padre Francesco e ai suoi difensori, nell’udienza dedicata alle arringhe dei suoi legali Giulia Bongiorno e Luca Maori, afferma “Resto in Italia.” Ha voluto precisare questo fatto davanti alla Corte d’assise d’appello di Firenze, che lo sta giudicando dopo l’annullamento della sentenza d’assoluzione ottenuta a Perugia nel 2011, perché era stato visto al confine dell’Italia in partenza per una vacanza.
Amanda Knox, ha invece preferito rimanere a Seattle e non prender parte all’arringa.

La Bongiorno ha ricordato le prime fasi dell’inchiesta dicendo “È stato scelto il movente più tranquillizzante, quello del festino a luci rosse finito male, piuttosto che quello del mostro, dello sconosciuto che ha ucciso la studentessa. È ora di parlare del mio assistito, Raffaele, che amava davvero Amanda, la sua fidanzata. Amanda è stata la protagonista della vicenda sin dall’inizio, ma è innocente. E, se lei è innocente, Raffaele è innocentissimo. Quattro giorni dopo la scoperta del cadavere, vengono individuati Sollecito e la Knox, che diventano il simbolo della depravazione della crudeltà. Raffaele ha la faccia dell’assassino, prima ancora degli indizi e delle testimonianze. Si pensò che lui avesse partecipato al festino con la bella Amanda Knox, sexy ed americana, definita una poco di buono astuta, che va a letto con tutti. Amanda è il sole che illumina gli indizi di Raffaele. Lui è considerato ormai una figura mitologica: mezzo Sollecito, mezzo Knox.”

L’avvocato ha poi mostrato delle diapositive dove c’erano le orme di scarpa trovate sul luogo del delitto, inizialmente attribuite a Sollecito ed infine a Rudy Guede, condannato in via definitiva a sedici anni di reclusione.
Il legale Bongiorno ha poi proseguito “Questo è un processo indiziario, caratterizzato dal fatto che gli indizi sono solo a metà, dall’arma del delitto alle impronte trovate“.

Giulia Bongiorno ha ribadito la colpevolezza di Rudy Guede, che ha vari precedenti anche per molestie, leggendo alcuni passaggi del famoso memoriale di Amanda Knox risalente a quella tragica sera, dove non è nominata la presenza di Sollecito.
L’unica testimonianza contro Raffaele è dell’albanese Hekuran Kokomani, a cui sono stati offerti diecimila euro per incolpare Sollecito. Questa accusa, infatti, è stata giudicata inattendibile nella sentenza di condanna di primo grado.

Dopo la pausa dell’arringa, Giulia Bongiorno ha ripreso dicendo che le analisi del Dna trovato sul reggiseno di Meredith, lo attribuiscono a Sollecito, ma fu reportato in un ambiente ormai inquinato. Tra il primo sopralluogo ed il giorno in cui fu trovato il reggiseno, passarono infatti quarantasei giorni pieni di perquisizioni e spostamenti frenetici.
Dopo aver dunque insistito sul fatto che sul luogo del delitto non ci sono tracce che possano risalire ai due imputati, La Bongiorno ha concluso spiegando che “L’aggressione della povera Meredith è stata compiuta da una sola persona, e quella persona è stata condannata e sta scontando la sua pena. Tutto il resto, sono indizi inventati su Amanda e scagliati su Raffaele. Assolveteli“.

Il Presidente della Corte D’assise di Firenze, Alessandro Nencini, sul quale intanto è scoppiata una polemica per i commenti sulla condanna prima di depositare le motivazioni della sentenza, rischia di doversi presentare davanti al Consiglio superiore della Magistratura, che potrebbe anche richiedere il trasferimento d’ufficio per incompatibilità ambientale o funzionale dei magistrati.

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