Quattro panettoni ed un codino

Preparatevi, prepariamoci. Panettoni e regali, torroni e fuochi d’artificio, ma la testa è già lì. È già a Juve-Roma. Il 5 gennaio, a forza quattro. Al poker di Conte risponde quello di Garcia, niente da fare per Atalanta e Catania, è una fuga per due.

Il 2014 inizierà così, faccia a faccia, il primo match point per la Juve che può staccare già tutti, la grande occasione per la Roma di riavvicinarsi alla vetta, ci divertiremo. Si balla il tango argentino in serie A: Tevez è l’attaccante più prolifico dell’era Conte, Higuain la nota più positiva di un Napoli già a meno dieci dalla capolista, Palacio il Babbo Natale col codino. Il suo tacco magico regala a Mazzarri e Thohir il primo derby, un brutto derby. Poca qualità di manovra, troppi errori, un pieno di nervosismo, il livello tecnico della partita mediocre. La vince l’Inter che resta in corsa per la Champions, un traguardo raggiungibile solo con investimenti mirati a gennaio. E invece l’indonesiano non ha ancora messo il veto sulla cessione di Guarin al Chelsea, così il colombiano si è portato avanti comprando 20 IPad per i compagni, non serve essere maliziosi per interpretarlo come un saluto d’addio. Nonostante la sua volontà di restare.

Si faccia sentire Mazzarri, adesso che può: un centrocampista e un attaccante (se Milito non rientra bene) servono come il pane per giocarsela fino alla fine con il suo ex Napoli -che si rinforzerà- e la Fiorentina. A proposito, se Sabella sorride per i gol argentini d’Italia, Prandelli può festeggiare un bel Natale di reti e sorrisi. Da quello d’oro del Pepito che fa volare la Fiorentina e sale a quota 14, passando per l’urlo liberatorio di Diamanti e il terzo squillo consecutivo di Destro, fino alla coppia granata Cerci-Immobile. Che ha segnato più di quella bianconera Tevez-Llorente, incredibile ma vero. 17 a 16, attenti quei due che Ventura fa giocare liberi di colpire e segnare, ecco perché il Torino vince la terza di fila e ha tanti di quei punti che negli ultimi vent’anni non ha trovato mai, sotto l’albero.

Rivelazioni, sorprese. Nella slitta, c’è sicuramente un posto per il Verona, l’Hellas come lo chiamano dalle parti di Giulietta e Romeo. Mandorlini non ha mai rinunciato alle tre punte, la miglior difesa è l’attacco: Toni ha fatto un patto col diavolo, Iturbe è lo straniero più intrigante del campionato, gli altri interpreti completano una macchina che ha ripreso a correre dopo una breve sosta, inevitabile anche per una neopromossa terribile.

Delusioni, amarezze, solo carbone per Milan e Lazio. Allegri è a 27 punti dalla prima e 17 dall’ultimo posto che riporta in Coppa Campioni. E non siamo neanche alla fine del girone d’andata. Prendersela con l’arbitro di ieri serve a poco, il Milan resta una grande incompiuta: gioca (male) a sprazzi, si affida solo all’estro di Kakà e all’umore di Balotelli, dietro ne combina sempre almeno una. Con Honda, Rami e forse il duo Nainggolan/D’Ambrosio, la rosa sarà sicuramente più competitiva, almeno per evitare nuove brutte figure. Ci sarà ancora Allegri in panchina, almeno all’inizio del 2014, mentre Petkovic sta preparando le valigie, oggi dovrebbe arrivare l’esonero. E lui sarà poi libero di firmare con la Svizzera per diventare il nuovo Ct.

Da quando sono uscite queste voci, la Lazio è entrata in un vortice di ipotesi e indiscrezioni che hanno disorientato una squadra già di per sé in difficoltà. Se tornerà, come sembra, Reja, allora Lotito avrà preso una decisione di buon senso: il tanto criticato Edy è l’uomo giusto per ridare serenità, lui alla fine ha sempre lottato fino all’ultima curva per un posto in Champions, soltanto sfiorata. Il suo successore non ha fatto sicuramente meglio.

Il finale è per Pioli, delegittimato in settimana ma vincente nel pranzo domenicale. La barba incolta, il sorriso sincero, gli applausi affettuosi e convinti dei tifosi, che mai l’avevano contestato. E l’abbraccio di quei giocatori che forse hanno capito che il problema non è in panchina. Il Natale del Bologna è felice, meno lo sarà Roberto Baggio: sedotto da Guaraldi e poi abbandonato per forza di causa vittoria. Il presidente le ha chiamate illazioni, è sempre colpa dei giornalisti. Meglio non pensarci e brindare, auguri di cuore. E buone feste di mercato. Mi preparo, preparatevi. Cin cin.

Ricerca personalizzata