Recensione, Velvet Assassin’s

    velvet assassin

    Da un videogame, con una super eroina in rosa realmente esistita, ci saremmo aspettati di più. Eppure il risultato è di quelli che ti lasciano l’ amaro in bocca. Parlo di Velvet Assassin, ispirato al personaggio di Violette Szabo, una spia che durante la seconda guerra mondiale era stata al servizio francese, fino all’ anno della sua cattura nel ’42, quando fu torturata ed uccisa in un campo di concentramento. Diciamo che, dopo averci giocato, possiamo affermare che la sua sorte sarebbe stata ben diversa se i soldati nazisti avessero avuto la stessa intelligenza di quelli del gioco. I “nemici”, infatti, sono dotati di un’ IA, decisamente insufficiente per quelle che sono le aspettative, il che rende la longevità del gioco quantitativamente troppo bassa.

    La storia del gioco, però, è di quelle che vi fanno appassionare alla trama, e ne è il punto di forza. Violet Summer, infatti, (questo il nome della protagonista) si trova in un letto d’ ospedale, e appena troverete delle fialette di morfina, vi catapulterete nei ricordi della spia. Ma sulla storia non vi dico altro. A mio giudizio, un altro punto negativo su questo gioco SouthPeak è rappresentato dall’inquadratura in terza persona, che non fa vivere a pieno la drammaticità della storia, per non parlare dell’effetto grafico che poteva/doveva essere curato di più.

    Mediocre.

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