Referendum legge elettorale: Maroni dice sì, polemiche nel Pd

Il milione e passa di firme raccolte in meno di due mesi per il referendum sulla legge elettorale agita le acque delle politica: gli schieramenti si spaccano e i partiti si schierano in ordine sparso, anche con qualche sorpresa. Come, ad esempio, quella del ministro dell’Interno Roberto Maroni che apre all’ipotesi referendaria nonostante l’attuale legge, il cosiddetto “porcellum”, sia stata proposta da un suo collega di partito, Roberto Calderoli. Il responsabile del Viminale si dice “impressionato” per l’elevato numero di firme raccolte in così poco tempo e afferma che questo “è un segnale forte che va tenuto in considerazione ed è auspicabile che si proceda al referendum”; secondo Maroni, infatti, se il Parlamento metterà in cantiere una riforma del sistema elettorale, dovrà farlo “seguendo la strada tracciata dal referendum”.

Il ministro dell’Interno apre quindi le porte al quesito referendario, con una mossa a sorpresa considerando che, se a vincere saranno i promotori della consultazione popolare, c’è il rischio di un ritorno al “Matarrellum”, sistema maggioritario che sfavorisce proprio il Carroccio.

Se la posizione di Maroni, peraltro non pienamente condivisa dallo stesso Calderoli che auspica l’approvazione di una nuova legge entro la primavera, genera sorpresa, non meno stupore ha suscitato, soprattutto nei promotori del referendum, l’affermazione del segretario del Partito Democratico Pierluigi Bersani. Il numero uno del principale partito di opposizione ha, infatti, rimarcato il ruolo avuto dai democratici nella vicenda: “abbiamo messo ordine – ha dichiarato -, abbiamo aiutato la raccolta delle firme, abbiamo proposto un disegno di legge elettorale e in questo modo siamo venuti incontro a qualcosa che si è mosso prima di noi: il partito che voglio io, si comporta così”. Parole, quelle di Bersani, che provocano la reazione del suo collega di partito Parisi, tra i promotori del quesito referendario, secondo cui “la domanda da fare a Bersani è una sola: ha messo la sua firma? Ho potuto festeggiare con Prodi la vittoria dei cittadini perché è stata limpida come la sua firma. Mi avrebbe fatto piacere poter condividere con Bersani la stessa gioia per la stessa vittoria”.

Dibattito aperto quindi, con il referendum sul sistema elettorale che non è stato ancora fissato, ma già mette in agitazione i partiti: sarà che forse sentono sulle loro spalle il peso dei cittadini, che hanno dato una nuova dimostrazione di voler partecipare attivamente alla vita del paese?

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