Ricomincio da me, Massimo Troisi rivive in una fiction ma è polemica

Talento e poesia. Questo era Massimo Troisi. Un artista straordinario entrato in punta di piedi nei cuori del suo pubblico, con quella sua comicità elegante, discreta e a tratti malinconica che ancora oggi non possiamo fare a meno di rimpiangere. Se ne è andato via troppo presto Massimo. Di lui ci resta una lunga carrellata di personaggi veraci, umili, sensibili e ironici che hanno reso indimenticabili i suoi film.

Dalla volontà di rendere omaggio a questo grandissimo personaggio italiano nasce il progetto Ricomincio da me, una fiction che ripercorrerà la vita di Troisi dall’adolescenza trascorsa a San Giorgio a Cremano fino alla morte improvvisa, giunta dodici ore dopo aver battuto l’ultimo ciak de Il Postino, testamento spirituale e commiato commovente, inspiegabilmente snobbato dagli Academy Awards, con una sola statuetta data alla colonna sonora.

“Erano anni che volevo realizzare questo progetto e finalmente i tempi sono maturi,” ha detto Pietro Valsecchi che con la Taodue produce la fiction. “E’ una sfida, ne sono consapevole ma credo sia doveroso rendergli questo tributo, molti giovani non lo conoscono e questo film spero possa essere un modo per farne apprezzare il grande valore di un artista straordinario e unico.” Dietro la macchina da presa ci sarà il regista napoletano Luca Miniero (Benvenuti al Sud e Benvenuti al Nord); a interpretare Troisi un altro napoletano di successo Fabio Troiano, volto noto del piccolo schermo per le fiction Ris e Benvenuti a tavola, di recente passato alla conduzione con il talent The Voice. Non sarà certo facile per Troiano interpretare un personaggio così amato dal pubblico, per molti quasi “intoccabile”, né è stato semplice ridurne la complessità e l’essenza in una sceneggiatura. Senza pretendere di imitarne il suo stile inconfondibile, riproponendo gli sketch che l’hanno reso celebre, l’intenzione degli sceneggiatori Mizio Curcio, Gianluca Ansanelli ed Andrea Nobile, e del produttore si è orientata sin da subito verso un racconto che desse risalto al Troisi “uomo” e alla sua vita fuori dai set e dai teatri. Personaggi chiave saranno ovviamente i compagni della Smorfia e le donne che gli sono state accanto come Anna Pavignano (autrice di molte delle sceneggiature dei suoi film) e Nathalie Caldonazzo (l’ultima compagna di Massimo).

Nonostante si parli di una messa in onda prevista su Canale 5 per la primavera del 2014, quasi in concomitanza con l’anniversario dei venti anni dalla scomparsa, avvenuta il 4 giugno 1994, le riprese non sembrano così imminenti come si legge in giro sul web. Tra i motivi del ritardo, le polemiche dei giorni scorsi che riflettono un certo malcontento, a proposito dell’idea di far rivivere Troisi in televisione. A farsene portavoce è soprattutto l’amico e collega Lello Arena che non usa mezzi termini per esprimere il suo disappunto: “Si tratta di una strage annunciata”, dichiara in un’intervista a Il Fatto Quotidiano. “La nostra (di Arena, Troisi e Enzo De Caro N.d.R.) è una vicenda così avventurosa, straordinaria, complicata, nata anche per caso. Leggerla in maniera banale come una storia di ragazzini che da piccoli giocavano a pallone e che poi diventano artisti è sbagliato. Se racconti questo offendi la qualità del guizzo geniale che la vita può avere, a prescindere da noi. Se vuoi raccontarla devi narrare lo straordinario”. Le critiche del comico napoletano non risparmiano gli attori: “Mi dispiace che Troiano abbia accettato la parte. Lui non può! Se qualcuno mi dicesse: ‘E’ arrivata una major americana e devi interpretare Chaplin’, mi rifiuterei! Bisogna avere il coraggio di dire no”.

Smentendo ogni tipo di coinvolgimento nel progetto, Lello Arena si è anche riservato eventuali azioni legali. Come del resto ha fatto anche la stessa famiglia Troisi, annunciando di essersi affidata ad un legale per tutelare l’immagine di Massimo. Circostanze queste che non fanno che rallentare un progetto che, seppure valido ed interessante sulla carta, non fa che riproporre la questione se sia o no un dovere “morale” della fiction, e in che misura, il raccontarci storie e personaggi che hanno fatto grande il nostro paese.

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