‘Rimpasto’ abusato in politica. Cosa significa?

Tempo fa avevamo parlato della parola rottamatore rinnovata dal nuovo segretario del Partito Democratico, Matteo Renzi e inserita nell’ultima edizione del dizionario Zingarelli. Un altro termine è oggetto di abuso linguistico nel mondo politico e sta facendo molto discutere: si tratta del lessema rimpasto. Come si trova scritto sul dizionario Hoepli, ‘il rimpasto ministeriale è un mutamento parziale della composizione di un governo attraverso uno scambio o una sostituzione di ministri e sottosegretari, che non comporta crisi governativa’.

Il termine è di origine gergale, ma da tempo si trova nei manuali di diritto costituzionale. Il rimpasto ministeriale è attualmente presente in tutti i Paesi occidentali e, in particolare, è usato in Francia e nel Regno Unito. In Italia il rimpasto è stato usato anche in epoca fascista e veniva chiamato con il nome ‘rotazione’. Ogni rotazione avveniva regolarmente ogni biennio (o triennio) fatta esclusione del primo ministro. Negli anni della XIV legislatura l’Italia ha assistito a numerosi rimpasti e negli anni successivi non ci sono stati rimpasti efficaci per evitare una crisi del governo.

Molti esponenti del mondo politico vorrebbero cancellare dai manuali questo termine. Ad esempio, secondo le parole di Renzi, «il rimpasto è quella pratica politica che prevede la sostituzione in un governo di uno o più ministri, viceministri e sottosegretari, senza che vi sia però la caduta del medesimo governo, in una perfetta logica gattopardesca del “tutto cambia affinché nulla cambi”». Rosario Crocetta, presidente della regione Sicilia, dice: «La parola rimpasto la odio. Preferirei parlare di ricomposizione di giunta» e ancora citiamo Gianni Cuperlo: «seppelliamo la parola ‘rimpasto’ nel cimitero delle parole».

Insomma molti vogliono eliminare questo termine che però continua a circolare tra giornali, radio e televisioni. È infatti una parola molto colorata che accosta la res publica al mondo della cucina. Tra i fornelli il rimpasto è un rimescolamento degli stessi ingredienti, una minestra riscaldata due o più volte. Insomma sembra quasi che vi siano grandi mani immaginarie che vogliano prendere i nostri politici, metterli su una tavola per stendere la pasta e pretendere di ottenere un nuovo piatto, ovvero un nuovo governo.

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