Le 6 risse in Parlamento più primitive di sempre

C’eravamo tanto amati. Pochi giorni fa è andata in onda una delle tante risse fra parlamentari, tanto consueta che chiamarla notizia sembra anche strano. Forse non ci si stupisce più di nulla, neanche delle risse in parlamento. Quella delle scazzottate in diretta streaming o in differita tv fra politici non è un’esclusiva tutta italiana, anzi, ci accomuna con altri Paesi in una tendenza primitiva diffusa in tutto il mondo. In fondo siamo tutti esseri umani e il litigio, la disputa ci appartiene.

Al grido: “Questa è democrazia, questa è trasparenza non dovete romperci il…” un deputato grillino riprende la scena mentre qualcuno tenta di dissuaderlo. Ed ecco la vecchia guardia dei parlamentari “piovra” che non ci sta. Per non rispondere alle provocazioni i grillini alzano le mani, al cielo, si intende. Infatti ci pensano altri ad alzare le mani: dalla folla manifestante ai piedi della Boldrini si avvista l’ennesimo fatto increscioso quando una deputata del Movimento Cinque stelle Loredana Lupo viene spintonata con violenza dal questore di Scelta Civica, Stefano Dambruoso.

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Non lontano dall’Italia, chi non ricorda i pugni e calci nel parlamento ucraino di due anni fa, forse anticipo di un malessere ora tangibile: i deputati si tolgono le giacche e aprono le camice proprio come se fosse il momento di svestire i panni istituzionali e rimangono in boxer.

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È proprio questo il punto, l’istituzionalitá che viene a mancare. Il rispetto per il ruolo che si veste. L’abito non fa il monaco certo, ma la carica istituzionale riflette una rappresentanza che non è quella del venditore di merendine, bensì quella del popolo che vota e dunque investe i propri rappresentanti di un potere che dovrebbe essere utile alla comunità.

Si diceva che tutto il mondo è paese. Ed ecco un episodio della stessa intensità avvenuto nel parlamento della Bolivia dove la violenza è tangibile e non c’è bisogno di commentarla. La causa della rissa stava nel conflitto di attribuzioni tra congresso e corte costituzionale la vicenda della sospensione di quattro avvocati.

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Stessa preparazione atletica per i deputati a Seul, dove si è arrivati alle mani per colpa di una legge sui media e i parlamentari inferociti hanno persino preso di mira sedie e banchi dell’aula. Uno scempio totale insomma.

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Più recente la rissa avvenuta nel parlamento turco, nata per un disegno di legge che vorrebbe incrementare il controllo del governo sulla magistratura: si parte con gli spintoni, si arriva ai calci e pugni. Stessa spiaggia, stesso mare insomma.

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Ma la carrellata è infinita: Taiwan, Cuba, Giordania, Venezuela, Nigeria, Messico. Basta digitare le parole magiche su Google e si apre una lunga lista. Davvero la politica non può fare a meno delle risse? Nel lontano 2011 sempre alla Camera, a seguito di alcune dichiarazioni dell’allora presidente Fini, il caos. Le tensioni avevano incendiato le fila di Futuro e Libertà e Lega Nord, arrivati allo scontro fisico esploso quando il capogruppo Reguzzoni aveva accusato Fini di aver perso la sua imparzialità, reo di aver nominato la moglie del leader padano andata in pensione a 38 anni, esempio di privilegio secondo Fini.

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Davvero il politico cede così facilmente agli istinti primitivi che vogliono la risoluzione della discordia in una lotta non verbale? Per tutto questo ci si indigna, ovviamente, e il senso di frustrazione che pervade chi assiste a queste scene si accresce. Ma messa da parte la reazione a caldo, il quesito è: sono le Istituzioni che hanno perso il loro significato originale o sono state svuotate e corrotte da chi le riveste? La violenza è la causa o la conseguenza?

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