Ignazio Marino non ci sta. Il sindaco della capitale passa al contrattacco dopo il ritiro del discusso decreto “Salva Roma” e lancia un durissimo ultimatum: «Da domenica blocco la città. Le persone dovranno attrezzarsi, fortunati i politici del palazzo che hanno le auto blu, loro potranno continuare a girare, i romani invece no».

La decisione da parte dell’esecutivo di non porre la fiducia sul decreto “Enti locali”, a cui era associato il provvedimento che avrebbe permesso al Comune di Roma di salvare il proprio bilancio, è la conseguenza della netta contrarietà delle opposizioni. «Il governo – spiega il ministro per le Riforme Maria Elena Boschi – aveva confermato la volontà di approvare entro i termini previsti il decreto, ma di fronte all’indisponibilità di Lega e M5S e alla conferma da parte loro di proseguire con l’ostruzionismo in aula, era matematicamente impossibile l’approvazione entro il 28».

Una marcia indietro che ha mandato Marino su tutte le furie. «Sono veramente arrabbiato. Anche i romani sono arrabbiati e hanno ragione, dovrebbero inseguire la politica con i forconi, qui bisogna ancora pagare i terreni espropriati nel 1957 per costruire il Villaggio Olimpico, ma si può continuare a governare così la Capitale? Non è più il periodo delle chiacchiere, è il periodo dei fatti» tuona il primo cittadino, che minaccia le dimissioni. «Se il mese prossimo debbo non pagare gli stipendi, vendere l’Acea, fermare il trasporto…allora sì, io non faccio il commissario liquidatore».

A rassicurarlo ci ha provato il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Graziano Delrio. L’ex sindaco di Reggio Emilia, che ieri si è incontrato con Marino a Palazzo Chigi, gli avrebbe promesso un nuovo “Salva Roma” dai contenuti diversi rispetto al precedente decreto, ma comunque utili a scongiurare per la capitale l’incubo default. La bozza del testo sarebbe già pronta e a breve dovrebbe essere esaminata dal ministro dell’Economia.

«Io non chiedo soldi – precisa il primo cittadino – ma il Governo deve darci gli strumenti per amministrare responsabilmente la città». E ha aggiunto: «Per marzo non ci saranno i soldi per i 25mila dipendenti del Comune, per il gasolio dei bus, per tenere aperti gli asili nido o raccogliere i rifiuti e neanche per organizzare la santificazione dei due Papi, un evento di portata planetaria». Il Comune, insomma, è sull’orlo del baratro. E non certo per colpa di Marino, che la capitale la governa da meno di un anno. «Non si chiama Salva Roma – conclude il sindaco – i soldi che stanno in quello che voi giornalisti avete chiamato Salva Roma sono soldi delle tasse dei romani che devono essere restituiti ai romani. Non ce li hanno ridati, il Governo italiano ce li deve ridare, deve restituire a Roma ciò che è di Roma».

Secondo Mirko Coratti, presidente dell’Assemblea Capitolina, «un default della Capitale rischierebbe di innescare una reazione a catena che potrebbe coinvolgere l’intera economia nazionale». E Francesco Boccia, deputato del Pd vicino a Letta, conferma: «Servirà il primo decreto del nuovo governo entro venerdì mattina, altrimenti sarà caos negli Enti locali». Esultano invece i leghisti. Per Marco Marcolin «Roma deve essere commissariata e credo che il candidato ideale a ricoprire questo incarico sarebbe Nerone, uomo di innegabile gusto estetico».