Roma news: Garcia, il sergente “normale” che ha stregato la Capitale

Dopo il tonfo Luis Enrique ed il fallimento Zeman anche gli stessi dirigenti della Roma si erano convinti che per tornare a fare risultati c’era bisogno di qualche colpo a sensazione. La dirigenza così, con ancora Baldini in sella, contattò Fabio Capello ma il tecnico friulano declinò, ringraziando dell’offerta.

Proprio da quel rifiuto è nata la nuova Roma targata Rudi Garcia. Tecnico sconosciuto per molti ma non per chi l’aveva già notato in Francia con il suo Lilla, campione Ligue 1 nel 2011. La dirigenza giallorossa ha puntato su di lui con fermezza dandogli fiducia sin dal primo giorno. Una fiducia da subito ripagata perché dietro la lotta Napoli-Juventus l’allenatore francese è riuscito a conquistare i tifosi con un avvio da record fatto di cinque successi di fila. Quello facile a Livorno non era stato preso sul serio e nemmeno quello interno con il Verona. Le prime conferme però sono arrivate da Parma e ribadite mercoledì a Marassi anche se la scintilla è arrivata con i tre punti del derby.

Ogni vittoria, un tassello nella convinzione della squadra, utile poi a ridare linfa ad un ambiente in depressione da anni. La mossa giusta è stata quella di puntellare e non rifondare, completare una buona rosa con operazioni di mercato anche criticate ma fortemente volute. Stavolta oltre ad un mercato azzeccato il vero colpo è arrivato in panchina. Il calcio, da sempre, premia la normalità. L’umiltà di capire che quando i giocatori ci sono bisogna metterli in campo al proprio posto e pensare solo a farli rendere al massimo.

E quindi niente più “intuizioni” alla Perrotta terzino o Tachsidis faro del centrocampo. Ora in campo tutti sono al posto giusto (compreso il portiere) e soprattutto con le motivazioni giuste. Questa è la Roma di Garcia ma anche la Roma di un affamato Maicon (sospetta lesione muscolare per lui) di un Ljajic pronto al salto di qualità, di un centrocampo granitico con il trio Pjanic-Strootman-De Rossi e di un pacchetto arretrato finalmente all’altezza di questa squadra (un solo gol subito fino ad ora). Se a questo ci si aggiunge l’ennesimo super Totti allora ecco che il cerchio si può chiudere.

Si chiude perché la squadra appare equilibrata nonostante applichi un gioco propositivo, nonostante entri in campo con il tridente e parecchi giocatori di costruzione. A centrocampo si spezza e si costruisce, si corre e ci si inserisce. Stessa cosa si fa davanti con la presenza di elementi votati al sacrificio come Gervinho, Florenzi o Borriello (reintegrato dal tecnico che ha eliminato ogni tipo di pregiudizio). Come sottolineato per l’ottimo lavoro di Benitez a Napoli è vero che è ancora presto per festeggiare ma la strada intrapresa è assolutamente quella giusta. Garcia ha saputo toccare le corde giuste, in ogni giocatore e in ogni tifoso per far remare tutti dalla stessa parte, un’abitudine persa a Trigoria.

FOTO LEGASERIEA.IT

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