Baby prostitute, si allarga l’inchiesta nella Roma bene

Ora anche una delle ragazzine è indagata. Avrebbe indotto la sua amica a prostituirsi. E dalle indagini emerge anche un giro di droga. Marco Galluzzo, 49 anni, imprenditore edile, soprannominato dalle due studentesse “cliente bambus”, un soprannome che richiama chiaramente la cocaina, è stato accusato di fornire droga in cambio delle prestazioni sessuali. Un nuovo ordine di custodia cautelare avrebbe raggiunto in carcere anche Mirko Ienni, lo sfruttatore, che ora è indagato anche per aver fornito droga alle ragazzine, oltre che per sfruttamento della prostituzione.

Il Tribunale del Riesame si pronuncerà entro venerdì prossimo sulla richiesta di scarcerazione dei sei arrestati: insieme a Galluzzo e Ieni, in carcere sono finiti il soldato Nunzio Pizzacalla, il commercialista Riccardo Sbarra, la madre di una delle minorenni e il commerciante Michael Mario De Quattro, già scarcerato e ai domiciliari per le sue precarie condizioni di salute. Da quanto emerge dalle indagini gli stupefacenti non mancavano negli incontri con Azzurra e Aurora, questi i “nomi d’arte” delle due baby prostitute, ed è possibile che nei prossimi giorni l’indagine porti a nuovi arresti.

Il difensore della madre accusata, ha ribadito che la donna non sapeva che la figlia si prostituisse, sospettava solo che potesse essere finita in un giro di spaccio di droga. I legali di Ienni, che dovrà rispondere dei ripetuti episodi di spaccio di cocaina, fornita non solo alle due minorenni ma anche ad altre due donne di cui sfruttava la prostituzione. hanno ribadito che il loro assistito ignorasse che le due ragazze fossero minorenni e che le aveva conosciute tramite internet.

A Milano, invece, la Procura del tribunale per i minorenni ha aperto una indagine conoscitiva sulle otto ragazzine, definite dai coetanei “ragazze doccia”, che si sarebbero prostituite a scuola nel capoluogo lombardo. Secondo l’équipe di Luca Bernardo, direttore del reparto di pediatria dell’ospedale Fatebenefratelli di Milano, le adolescenti usavano il corpo per irretire coetanei offrendo prestazioni sessuali in cambio di ricariche del cellulare, telefonini e altri beni materiali. Una vicenda risalente al 2009, che lascia sconcertati, soprattutto se messa in relazione con la storia delle minorenni romane, di cui, ora dopo ora, emergono nuovi particolari. La frase più scioccante, emersa dalle intercettazioni, sarebbe quella della madre finita in carcere: “Senti un po’, ma tu che fai? Non te movi oggi?” domanda la donna. E la figlia le risponde: “No, mà, perché sto male“. E la madre: “E come facciamo? Perché io sto a corto, dobbiamo recupera’“.

Dopo il caso di L’Aquila e l’arresto del disturbatore tv Paolini, indagato per induzione alla prostituzione minorile e produzione di materiale pedopornografico, emerge una realtà per molti sorprendente, ma forse più diffusa di quanto si potesse immaginare.

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