Sanremo specchio della storia cotemporanea

Domani l’ultima serata di un Sanremo che non ha particolarmente esaltato gli italiani, con una noia evidente che traspariva dai commenti sui social. Eppure anche quest’anno, come da tradizione, il palco dell’Ariston ha messo in scena la storia contemporanea: in questo caso quella degli italiani e della crisi economica. Che l’episodio dei due operai disoccupati di Napoli sia stato vero oppure no, un fatto rimane ed è davvero innegabile. Sanremo riesce ancora a descrivere e portare in scena e nelle case degli italiani, i drammi e le vicende dell’attualità del Paese e del mondo.

In tanti si sono affrettati a ricordare che già nel 1995 Pippo Baudo si era guadagnato l’appellativo di “Super Pippo” con il suo salvataggio dell’aspirante suicida Giuseppe Pagano, e anche in quel caso c’erano stati seri dubbi sulla veridicità del fatto.
Ma il Festival della canzone italiana è davvero stato nel tempo il palco ideale per tante proteste, sia fuori che all’interno del teatro.

Quest’anno Vania Ardito e Paola Moschetti, rispettivamente moglie e compagna di Salvatore Girone e Massimiliano Latorre, erano in sala stampa a Sanremo per sensibilizzare sulla situazione dei due marò detenuti da oltre due anni in India, in attesa di un capo di imputazione.
Si potrebbe però partire dalla protesta dei metalmeccanici dell’Italsider invitati direttamente sul palcoscenico a parlare della loro situazione, guarda caso sempre da Baudo, nel 1984; passando per le proteste – stavolta fuori dal teatro – dei cobas per le quote latte nel 1998, fino alle rimostranza dei giornalisti per il rinnovo dei contratti nel 2006.

Tra tutti però emerge Grillo, che quest’anno, tanto atteso come pubblico dell’Ariston, ha preferito improvvisare un comizio all’esterno, per sfruttare ancora una volta una platea già bella e pronta e a sua disposizione.
Nel 2012, invece, Adriano Celentano restò in scena quasi un’ora, assieme a Gianni Morandi, quell’anno conduttore del Festival, Rocco Papaleo e Pupo. Affrontarono la bocciatura del referendum sulla legge elettorale.

Impossibile dimenticare anche una protesta di eccellenza e più strettamente legata al Festival, ma che forse nascondeva una riflessione sulla deriva di un certa televisione e dei sistemi di scelta degli italiani: nel 2010 fu l’orchestra ad accartocciare gli spartiti e lanciarli sul palco in segno di dissenso verso l’esclusione di Malika Ayane in favore di Valerio Scanu, premiato invece dal televoto.

Eppure il più grande momento mediatico del Festival, resta probabilmente quello dell’ospitata di Gorbaciov. A condurre c’era sempre Fazio, molto più giovane certo, ma per il Festival fu davvero un “colpaccio”.
Oltre alla musica, insomma, anzi forse più della musica, quello che rimane è l’attualità e i racconti di Sanremo. Resta l’intervista della Clerici a Rania di Giordania, Benigni che spiega la bellezza e l’importanza dell’Inno di Mameli, il monologo della Litizzetto sul femminicidio, che ha poi tenuto banco per quasi un mese, dopo la fine del Festival lo scorso anno.

Ma forse nei ricordi di più di qualcuno uno dei momenti più significativi c’è la contestazione dei Queen nel 1984. Loro in playback proprio non volevano cantare, non ci stavano a partecipare ad uno show un po’ troppo programmato e costruito.

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[Credits foto: ANSA]

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